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Elezione del Presidente della Repubblica 2022, i numeri e la composizione del Parlamento

Elezione Presidente della Repubblica, nessuna coalizione all’interno del Parlamento ha i numeri per eleggere il successore di Mattarella

Elezione Presidente della Repubblica

Elezione del Presidente della Repubblica, quanti voti hanno a disposizione le diverse coalizioni? Spoiler: nessuna ha i voti necessari ad eleggere da sola il successore di Mattarella al Quirinale.

Elezione Presidente della Repubblica, si vota lunedì

Ci siamo quasi.

Lunedì 24 gennaio, alle ore 15, nel Parlamento riunito in seduta comune i grandi elettori (deputati, senatori e delegati regionali) saranno chiamati ad esprimere il proprio voto segreto per l’elezione del prossimo Presidente della Repubblica.

Si farà solo uno scrutinio al giorno per fare in modo che la macchina organizzativa messa in campo per prevenire situazioni di contagio – in queste elezioni caratterizzate dall’emergenza covid – sia in grado di funzionare perfettamente.

Se dal punto di vista organizzativo, rimane solo da perfezionare il modo di far votare i grandi elettori che risulteranno positivi al covid, da quello politico le frenetiche interlocuzioni tra i vari rappresentanti dei partiti politiici, hanno dimostrato che al momento, la carta vincente non esiste per nessun schieramento.

Elezione Presidente della Repubblica, i quorum

Nessuna coalizione all’interno del Parlamento infatti ha i numeri per eleggere il prossimo presidente.

Occorre ricordare I “grandi elettori” sono in tutto 1.009 ( 630 deputati, 321 senatori e 58 delegati regionali) . Per eleggere il presidente nei primi tre scrutini sarà necessario un quorum dei due terzi dei membri che in questo caso corrispondono a 673 voti. Dal quarto scrutinio in poi basterà invece la maggioranza assoluta di 505 voti.

Elezione Presidente della Repubblica, i partiti con più elettori

I partiti che hanno più elettori a disposizione sono M5S (236), Lega (212), Partito Democratico (155) e Forza Italia (134).

C’è poi l’incognita del Gruppo Misto – che al momento al Senato conta 50 membri e alla Camera 65 – in cui si trova un po’ di tutto, da chi è uscito dal Movimento Cinque Stelle a quelli di centro- destra. Un bacino di voti che ovviamente farà la differenza perchè, come già anticipato, nessuna coalizione può riuscire ad eleggere con i propri voti il successore di Mattarella al Quirinale.

Elezione Presidente della Repubblica, i voti delle coalizioni

La coalizione che in teoria ha più elettori è quella del centro-destra (455, contando anche Fratelli d’Italia e gli altri partiti minori) ma gli mancano 50 voti per raggiungere il quorum dal quarto scrutinio in poi. Senza pensare che i voti “sulla carta” non sempre – anzi quasi mai – corrispondono a quelli poi effettivamente espressi nella segretezza del voto. I cosiddetti “franchi tiratori” sono infatti l’incognita che può far naufragare anche il più preciso dei piani politici. E questo ovviamente vale per tutti gli schieramenti, nessuno escluso.

Per quanto riguarda il centro-sinistra, PD, Liberi e Uguali e altri gruppi parlamentari minori arrivano in totale a 189 elettori. Che diventano 232 contando anche quelli di Italia Viva, altra incognita che Matteo Renzi calerà come un asso al momento opportuno. Il voti del centro-sinistra più quelli del M5S invece sono in teoria 425. Anche in questo caso insufficienti a raggiungere la maggioranza di 505 voti a partire dal quarto scrutinio.

Elezione Presidente della Repubblica, indispensabile figura che unisca

Insomma, un accordo politico tra le varie parti in causa è indispensabile, sempre considerando l’incognita del Gruppo Misto e dei franchi tiratori. E questo può avvenire solo con una candidatura che non sia divisiva tra i vari schieramenti. Un profilo che ovviamente non può corrispondere a quello di Silvio Berlusconi. Se dunque nessun partito ha interesse nel privarsi di Draghi alla guida del governo, una figura di grande livello istituzionale sembra essere l’unica via. In ultima analisi poi c’è sempre l’ipotesi del Mattarella Bis , non ancora da escludere completamente nel caso peggiore di uno stallo nell’espressione di una maggioranza per l’elezione del prossimo presidente della Repubblica.

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