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Elezione del Presidente della Repubblica, Giorgetti: “Draghi? Nessuno lo vuole votare”

Granata governista sulle velleità di elezione come Presidente della Repubblica del premier, Giancarlo Giorgetti: “Draghi? Nessuno lo vuole votare”

Giancarlo Giorgetti

Sull’elezione del Presidente della Repubblica Giancarlo Giorgetti ai microfoni di Fanpage ha scaricato una bomba da una tonnellata: “Draghi? Nessuno lo vuole votare”. Che significa? Esattamente quello che il ministro dello Sviluppo Economico ha detto: che cioè la candidatura di Draghi al Colle potrebbe davvero non essere più cosa.

E potrebbe non esserlo più anche se quello che ha detto Giorgetti non fosse vero perché nelle faccende di Quirinale non conta il merito delle cose ma il fatto nudo che vengano dette. Cioè, essere e poter restare ministro dell’economia quando in arrivo c’è il più grande volano di crescita dai tempi del Piano Marshall un po’ di piglio bandolero te lo dà, diciamocelo.

Mario Draghi che nessuno vuole votare: il rebus di un premier che se decade fa strike del governo

Il trend al ribasso di Draghi già c’era, ma stamane e proprio grazie, forse, all’endorsement “a sopresa” di Matteo Salvini, il premier sarebbe potuto tornare in auge, ma pare che non sarà così. Il ministro leghista ha detto a Fanpage in mood comareggiante: “Draghi? Dicono che nessuno lo vuol votare, quindi se nessuno lo vota è difficile che diventi Presidente della Repubblica”. 

La profezia di Giorgetti su Draghi che nessuno vuole votare: colpito e affondato, con Elisabetta che torna a galla

Poche parole, ma chiare su quanto sta succedendo in queste ore intorno al presidente del Consiglio. Ora, anche a fare la tara ad una improbabile (ma non improbabilissima) verve tattica di un ministro che ministro vuole restare, le cose sembrano delineate. Elisabetta Casellati sembra tornare a tenere la pole e al suo fianco i rumors delle stanze coi velluti avrebbero rimesso in auge qualcun altro. Chi? 

Draghi, nessuno lo vuole votare e “quando c’è casino” risorge pure lui, Pierferdi

Pierferdinando Casini, mai bruciato perché a guardare bene mai proposto davvero e semi accreditato sempre dal loquace Giorgetti che di lui ha detto sibillino e sospirante: “Eh Casini, quando c’è casino…”. Intanto domani, 27 gennaio, sarà l’ex B day, il giorno della quarta chiama che un Silvio Berlusconi ancora onirico nei suoi sogni quirinalizi indicava come il giorno utile per calare l’asso: quorum a 505 e margini di imposizione dei candidati più concreti. Perciò avanti con la prossima bomba.

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