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Elezione del Presidente della Repubblica, perché ieri il centrodestra si è astenuto?

Sul perché il centrodestra si sia astenuto nello scrutinio della quarta chiama ha pesato il forte momento di stallo tutto interno alla coalizione

L'runa per i voti al Quirinale

Sull’elezione del Presidente della Repubblica che oggi vede una concitata quinta chiama e un tentativo di una parte di “forzare” su Elisabetta Casellati, c’è una domanda relativa alla quarta chiama di giovedì 27 gennaio: perché in quella occasione il centrodestra si è astenuto? Le ragioni di quella scelta sono tutte da ricercare nel fatto per cui mai come in quelle circostanze Giorgia Meloni e Matteo Salvini stessero giocando “da soli”.

Perché il centrodestra si è astenuto: le ragioni tattiche di un gesto che sa di “impasse”

Nel comunicato mattutino la coalizione dichiarava disponibilità a votare “un nome di alto valore istituzionale”, cioè un personaggio multitasking che stesse bene a tutti. Però per “superare veti e contrapposizioni” che in quel momento c’erano e come si era deciso di “dichiarare il proprio voto di astensione nel voto odierno”.

Cosa ha significato quella scelta e perché il 27 gennaio il centrodestra si era astenuto

Il termine “astensione” in quel caso non ha significato sottrazione dal voto, né la canonica scheda bianca. Semplicemente i grandi elettori del centrodestra hanno risposto alla chiama e si sono dichiarati “astenuti” appena arrivati in prossimità delle urne senza aver ritirato la scheda. La cosa non è piaciuta affatto a Giorgia Meloni, che preferisce che sia l’aula a scremare via via i candidati che non trovino accordo ecumenico.

Il bivio fra nome di maggioranza e nome di coalizione: il perché il centrodestra si fosse astenuto sta tutto là

Lo aveva fatto il giorno prima lanciando la candidatura di Guido Crosetto e facendo capire a Salvini che se aveva in mente di fare il playmaker struscione con gli alleati di governo senza consultare quelli di coalizione aveva sbagliato strada. Poi Salvini era rimasto al centro esatto del bivio fra un nome condiviso dalla maggioranza ed un nome condiviso dallo schieramento ed oggi è partita la forzatura, con tanto di endorsement di Silvio Berlusconi, per Elisabetta Casellati, su cui però grava il veto di Enrico Letta.

O gravava.

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