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Elezioni Usa: la sfida si accende
Roma

Elezioni Usa: la sfida si accende

Le elezioni Usa, rispetto alle nostrane rappresentano un coacervo di contraddizioni ed ipocrisie. Non che in Italia manchino appunto contraddizioni e ipocrisie, quello che è certo è che i politici americani quando seguono un copione lo fanno fino in fondo e se hanno deciso di impersonare una maschera da Teatro dell’Arte, per quanto ipocrita e fallace, la indossano fino a quando non gli si scolla di dosso inesorabilmente e se vengono colti in fallo, in maniera escono di scena in maniera plateale; in Italia i politici vanno a destra a sinistra al centro, e quando vengono smascherati proseguono senza alcuna remora e quel tocco di faccia “stagna” che tanto conosciamo

Parentesi fatta, parliamo delle imminenti elezioni d’oltreoceano e delle ripercussioni che scandali e debolezze provocano nell’ elettorato. Il candidato repubblicano Mitt Romney, sta pagando ad esempio le conseguenze della diffusione di un video girato da una telecamera nascosta durante una cena in Florida in compagnia di magnati e mecenati finanziatori della campagna repubblicana ( contribuivano con 50 milioni di dollari) lo scorso 17 maggio.

Nel video incriminati si sente Romney dichiarare : “ .il 47 per cento degli americani è completamente dipendente dal governo federale Credono di aver diritto alla sanità, al cibo, alla casa” Neanche a dirlo il video ( di cui non è stato rivelato l’autore), finito nella redazione della rivista progressista Mother Jones, e successivamente divulgato sul web, potrebbe sferrare l’attacco definitivo alla già critica campagna elettorale di Romney

Secondo indiscrezioni tuttavia, pare che la registrazione sia stata consegnata al giornale grazie all’ intermediazione di James Carter, nipote dell’ex-presidente democratico Jimmy Carter , attualmente research assistant presso il giornale.

Poi continua, con il candore di chi non è consapevole di essere spiato. “Questa è gente che non paga l’imposta sul reddito e così il nostro messaggio volto ad abbassare le tasse con loro non funziona”. La conclusi “Il mio compito non è di preoccuparmi di questa gente. Non li convincerò mai a farsi carico e a curare le loro vite.

Quello che devo fare è invece convincere il 5-10 per cento di indipendenti”.

Non si era mai verificato poche un candidato alla presidenza degli Stati Uniti parlasse con toni tanto sprezzanti e, secondo il noto clichè tutto americano , fatto di colpi bassi ,di certo ne approfitterà Barak Obama. Il manager della campagna democratica Jim Messina ha difatti affermato , con fare scandalizzato e la solita prosopopea americana , affezionata al buonismo e al benpensantismo: “E’ scioccante sentire Mr. Romney descrivere metà degli americani in questo modo E’ difficile servire da presidente di tutti gli americani, quando hai sprezzantemente escluso metà della nazione”.

Neanche a dirlo Romney ha cercato immediatamente di correre ai ripari convocando una precipitosa conferenza in cui si è giustificato dicendo che quei concetti, “sia pure esposti in modo non elegante”, sono simili a quelli espressi in altre occasioni. “Ho parlato liberamente, in risposta a una domanda”, ha detto Romney. E da lì è nato un botta e risposta a suon di reciproci sgambetti!

Ma oramai il Romney ha tratto il dado e sarà difficile recuperare la fiducia dei cittadini, come non bastasse è stato accusato dagli stessi compagni di partito per aver attaccato Obama ,in un momento critico per le ambasciate, a seguito dell’uccisioni di quattro uomini, per non parlare della sua campagna elettorale che, a secondo gli addetti ai lavori, sarebbe fondamentalmente priva di contenuti, e non sono stati approfonditi i dettagli salienti del suo piano economico quello attraverso cui vorrebbe tagliare le tasse e creare i 12 milioni di posti di lavoro, tanto sponsorizzati.

Questo punto è stato tuttavia prontamente giustificato dal responsabile della campagna, Stuart Stevens, il quale sostiene che in realtà Romney avrebbe ampliato il contenuto del suo piano, “non solo al lavoro, ma al deficit, alla sanità, ai valori, alla difesa nazionale”.

Ma dopo il video famigerato queste parole sono esplose in aria come bolle di sapone!

Il botta e risposta ha di fatto spostato leggermente l’asse delle preferenze, così, secondo l’ultimo sondaggio CBS/New York Times , Obama si posiziona al 49 % contro il 46% di Romney ,(ma dopo la diffusione del video la posizione di Obama dovrebbe rinforzarsi ulteriormente). A questo autogol tuttavia Barak ha voluto aggiungere qualcosa di nuovo e assolutamente personale: da qualche settimana ha costruito una nuova immagine di uomo di governo pragmatico, capace di condurre gli americani nel mezzo di una tra le più gravi crisi dell’ultimo secolo e c’è da chiedersi se e chi gli crederà!

Sappiamo infatti che Barack Obama è atteso a Charlotte per la Convention democratica e sarà per lui una sfida non facile, soprattutto perché il Pese appare disilluso e poco disponibile a cadere nella tentazione di volli pindarici

Ma ecco cinque punti dell’agenda che Obama e i democratici devono rispettare se vogliono trasformare la Convention in un successo.

L’ATTACCO A MITT ROMNEY.

Mitt Romney non ha convinto nessuno durante la convention di Tampa. Gli ascolti televisivi del suo discorso finale sono stati decisamente bassi, ma pare che anche lui non creda più nel salto tanto necessario per raggiungere l’avversario, bisogna altresì ricordare che a Charlotte i democratici approfondiranno la linea di attacco seguita nei mesi scorsi, insistendo sul passato di Romney a Bain Capital (accuse rafforzate dalla recente indagine del procuratore generale di New York, Eric Schneiderman), sulla sua ostile reticenza a divulgare le dichiarazioni dei redditi, sul ruolo nella cancellazione di migliaia di posti di lavoro nelle società acquistate, sui legami con il mondo della grande finanza. Tutto ciò con lo scopo di dimostrare che Romney non solo sarebbe incapace di rimettere in sesto l’economia americana, ma è altresì un personaggio ambiguo e senza scrupoli.

UNA SPERANZA PER L’ECONOMIA. Bisogna dire che questa sarà la sfida più ardua per Obama, secondo il filosofo politico Micheal Walzer.

“E’ difficile per un presidente democratico chiedere che gli elettori lo rivotino, quando la disoccupazione continua a superare l’8%” ma intanto La Convention di Tampa si svolgerà negli stessi giorni in cui verranno resi pubblici i dati dell’occupazione di agosto, che secondo gli economisti, non sono di certo confortanti.

Obama dovrà poi dire agli americani che li aspetta un futuro roseo e che il programma di Romney e Ryan – tagli alla income tax del 20%, tagli alle tasse per i piccoli imprenditori, taglio alle imposte sulle plusvalenze finanziarie, rialzo dell’età pensionistica, trasformazione del Medicare in un programma di voucher con cui pagare le assicurazioni private, passaggio della gestione del Medicaid agli Stati, smantellamento del ruolo dei sindacati e della concertazione collettiva ,è solo un attacco alla classe media e un regalo all’aristocrazia economica del Paese., poi dovrà dimostrare l’irrealizzabilità del programma dell’avversario, che promette 12 milioni di nuovi posti di lavoro ed provare di contro la realizzabilità della sua politica basata sulla crescita controllata e stimolata dal governo federale, di cui il salvataggio dell’industria automobilistica e di migliaia di posti di lavoro, guidata dalla sua amministrazione, potrebbe rappresentare un esempio concreto.

I BIANCHI E LA CLASSE OPERAIA.

Obama ha vinto nel 2008, anche grazie al voto di giovani, donne, afro-americani, classe media urbana e suburbana, di contro ha sempre avuto problemi con la working-class bianca delle aree del Centro, quella che nel 2008 scelse Hillary Clinton e poi, alle elezioni generali, John McCain. Probabilmente questa fascia di elettori voterà prevalentemente Mitt Romney. Compito di Obama sarà comunque mantenere una parte consistente di questo elettorato e soprattutto di rassicurare la classe operaia bianca, vero zoccolo duro di quei “delusi” dai quattro anni di Obama.

IL MESSAGGIO. Questo forse sarà il compito più difficile per Obama, è infatti improbabile che riesca a raccogliere i consensi del 2008, già negli ultimi comizi la folla partecipante è stata esigua rispetto a quattro anni fa e c’è chi prospetta un calo di affluenza anche tra gli afro-americani. Inutile ripetere il messaggio di “hope and change”, che non convince più nessuno, Obama deve trovare una formula originale, soprattutto dopo lo scivolone del discorso in cui criticava Romney e i suoi per “politiche che peggioreranno la situazione delle famiglie della classe media” Obama, con toni negativi e assoluti ribadiva “i repubblicani faranno peggio di noi”, ma dietro alle critiche non è riuscito a costruire un messaggio persuasivo se non quello che loro sono i “meno peggio” entusiasmo.

L’UNITA’ DEL PARTITO. A Tampa i repubblicani hanno dimostrato di essere slegati gli uni dagli altri e a volte persino in competizione. A Charlotte i democratici devono evitare questa impressione, nonostante alcuni attriti interni, cui si aggiunge Il sindacato che accusa Obama di non averlo difeso con sufficiente convinzione di fronte agli attacchi alla concertazione collettiva portati da alcuni governatori repubblicani, in primo luogo Scott Walker del Wisconsin. Se questi dissapori dovessero emergere Obama potrebbe perdere una certa dose di credibilità

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