Elisabetta II, il suo ruolo nella seconda guerra mondiale
Elisabetta II, il suo ruolo nella seconda guerra mondiale
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Elisabetta II, il suo ruolo nella seconda guerra mondiale

elisabetta II
Elisabetta II nel 1945 e oggi

Nel 1945 la regina Elisabetta andò a lavorare per l'ATS proprio come altre milioni di donne inglesi

Durante la seconda guerra mondiale, che ha avuto luogo fra il 1939 e il 1945, mentre gli uomini erano al fronte a combattere, era piuttosto solito vedere donne vestire l’uniforme e prendere il loro posto al fine di ricoprire quei ruoli in cui essi non potevano più impegnarsi a causa della loro assenza dal Paese.

Numerosissime donne, soprattutto in Inghilterra, trovarono lavoro presso l’Auxiliary Territorial Service, un organo costituito a partire dal 1939 e rimasto operativo fino al 1949 presso cui le donne offrivano servizio volontario; qui svolgevano le mansioni più disparate come cuoche, magazziniere e ancora operatrici di radar o centraliniste.

Alla fine della guerra le ragazze che lavoravano nell’ATS si aggiravano intorno alle 190.000, un numero altissimo considerato anche che la cifra non tiene conto di quante erano occupate come infermiere; tra loro un nome in particolare ha attirato attenzione e curiosità, quello di Elizabeth Alexandra Mary, da tutti conosciuta come la regina Elisabetta II del Regno Unito.

Regina più longeva della storia d’Inghilterra, con una reggenza che ha superato quella di tutti i suoi successori e che dura dal 1952 quando succedette al padre Giorgio VI.

La regina impegnata nell’ATS

Allo scoppio delle ostilità la madre di Elisabetta II venne nominata comandate in capo del Servizio Navale Reale femminile oltre che della forza ausiliare aerea e del servizio territoriale ausiliario femminile; mentre lei era stata investita di questi importanti compiti, solitamente affidati agli uomini, le sue figlie, le principesse Elisabetta e Margaret, rispettivamente classe 1926 e 1930, furono tenute nel castello di Windsor per quasi tutta la durata del conflitto. Quando la situazione inglese in guerra peggiorò, particolarmente tra il 1940 e il 1941, per tutelare la loro salute il visconte Hailsham suggerì di spostare le due principesse in Canada, Paese membro del Commonwealth. La risposta della regina è ancora impressa nella storia: “Le bambine non andranno via senza di me. Io non lascerò il re e il re non potrà mai andare via”.

Persino la giovane principessa Elisabetta fece una scelta di estrema fedeltà nei confronti del proprio Paese, infatti, non appena compì 18 anni, desiderò servire l’Inghilterra; contro il parere del padre, il quale riteneva che per la futura erede al trono fosse più importante continuare gli studi, entrò nel corpo dell’ATS con il grado di sottotenente nel 1945.

Fu la prima donna appartenente ad una famiglia reale a servire il Paese, per di più senza ottenere alcun privilegio derivante dal suo grado sociale, e in pochissimo tempo venne promossa a “comandante junior”.

La principessa fu sottoposta ad un test di guida militare, imparò a leggere le mappe e lavorò anche come riparatrice di motori; Elisabetta prese il proprio impegno nell’ATS come un’occasione per vivere una vita normale, anche se, a differenza delle altre donne, alla sera tornava a dormire nel castello di Windsor.

Vedere un membro della corona in uniforme oggi può non sembrarci troppo strano, infatti a fini propagandistici spesso gli uomini sono ritratti in abiti militari; tuttavia, non era così solito che ciò avvenisse per le donne. Quello riguardante la regina fu solo il secondo caso che si verificò, il primo fu quello della regina celtica Boudicca, vissuta tra il 30 e il 61 d.C.

Il nipote ha seguito il suo esempio?

harry

Il principe Harry, classe 1984, secondo nipote della regina Elisabetta, pare abbia seguito il suo esempio.

Nel 2007 egli ebbe, infatti, un’esperienza militare in prima linea in Afghanistan come elicotterista; egli partì in segreto ma dopo sole dieci settimane, quando attraverso un tabloid il Ministero della Difesa inglese venne a conoscenza della notizia, gli fu ordinato di rientrare immediatamente in patria perché si ritenne che avrebbe potuto essere un bersaglio troppo ambito dai talebani.

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