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Emanuele Floridi: “Il calcio è ancora attrattivo ma va reso più snello e fruibile”

Emanuele Floridi, consulente dell'industria del pallone, parla di un calcio ancora attrattivo ma anche di regole e dinamiche da rivedere.

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Anche il calcio, come tantissimi settori economici, ha la sua crisi post pandemia. Le squadre hanno sempre più problemi con i bilanci e sono sempre più facilmente disposte a cedere dei loro campioni pur di trarne il massimo profitto. Già il profitto, una cosa che per i romantici del pallone dovrebbe essere lontana dal rettangolo verde di gioco, ma che ormai è entrata di diritto nel normale discutere del gioco del calcio.

Le società guardano al bilancio, ai preziosissimi diritti tv e vogliono porre un freno allo strapotere dei procuratori che invece dalla loro alzano i prezzi dei cartellini dei loro assistiti alle stelle, sfruttando le possibilità economiche dell’emiro e del petroliere di turno. Il calcio è diventanto di competenza esclusiva dei paperoni, ma per fortuna a decidere chi vince un torneo c’è sempre una palla da infalare in rete.

L’Italia di Mancini ne è un esempio pratico: campione d’Europa con una rosa fatta di giocatori dell’Atalanta e del Sassuolo, affiancati a quelli delle big del nostro calcio.

Cosa c’è dunque che non torna? Perchè il calcio sembra aver perso la sua anima di gioco popolare arrivando ad essere sempre più un mondo lontanissimo dalla realtà? A questa domanda ha provato a rispondere Emanuele Floridi, consulente dell’industria del calco e advisor di aziende media e tlc, in un’intervista rilasciata a Milano Finanza.

Floridi inizia parlando dei diritti tv, sottolineando come l’Italia, e il suo massimo campionato di calcio, incasseranno fra il 2021 e il 2024 circa 190 milioni di euro in meno rispetto al trienno precedente.

“Il sistema – dice Floridi – perde oltre un miliardo ogni 12 mesi”, motivo per il quale sarebbe necessario per il consulente del calcio un maggiore intervento governativo. “Serve attenzione per un’industria così importante – sottolinea – Il tema prioritario da affrontare è però strutturale e glabole. Fifa, Uefa, federazioni nazionali e associazioni dei calciatori devono concordare un tetto a stipendi dei calciatori e commissioni degli agenti“. Il costo del lavoro nel calcio sarebbe dunque troppo alto e solo un limite, anche temporaneo ai guadagni, potrebbe garantire “la sopravvivenza e la sostenibilità del calcio”.

Il sistema del pallone ha dalla sua un potere, quello di essere molto attrativo per gli investimenti dei privati, ipotesi però fin qui mai veramente presa in considerazione da chi è al vertice. “Le proposte di Cvc-Advent-Fsi e Bain-Nb Renaissance hanno dimostrato che l’interesse per il calcio è fortissimo. I loro piani industriali e finanziari – specifica Floridi – provano che si possono ottenere rendimenti eccezionali investendo sul pallone. Anzichè subire l’offerta– sottolinea il consulente – la Lega dovrebbe andare a cercare sul mercato il partner finanziario più adatto alle sue esigenze”.

Il calcio resta attrativo dunque, ma andrebbero cambiati alcuni suoi elementi per snellirlo e renderlo più spettacolare e fruibile. “Per esempio – dice Floridi – dare alla panchina una o più chiamate Var è l’occasione per più stacchi pubblicitari”. E poi i tifosi che alimentano il sistema calcio con abbonamenti allo stadio e acquisti del merchandising, i quali per Floridi andrebbe chiamati maggiormente in causa. Perchè la Lega non consulta i tifosi prima di costruire un bando o assegnare i diritti tv? Perchè i club non raccolgono dati sui fan per profilarli e presentare loro offerte o prodotti personalizzati? Il tifoso va reso protagonsita – aggiunge il consulente del calcio – Potrebbe contribuire alle spese del calciomercato e magari guadagnare grazie ai successi del proprio club o della sua stella”.

Infine Emanuele Floridi parla dei Non fungibile Tokens, gli Nft. “Sono uno strumento molto promettente – ha detto – con una sorta di crowdfounding si potrebbe per esempio mettere all’asta l’1% del club, emettere un bond per aiutare la società a mantenere in rosa un calciatore o raccogliere fondi per comprare un giocatore di prospettiva. I tifosi – ha concluso – in caso di rivendita, si spartirebbero la plusavelnza”.

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