Da un embriore congelato nel 1992 è nata Emma Gibson
Da un embriore congelato nel 1992 è nata Emma Gibson
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Da un embriore congelato nel 1992 è nata Emma Gibson

Embrione congelato
Emma è nata da un embrione congelato nell'Ottobre del 1992. Si tratta dell'embrione congelato più longevo mai conosciuto fino ad oggi.

Emma è nata da un embrione congelato nell'Ottobre del 1992. Si tratta dell'embrione congelato più longevo mai conosciuto fino ad oggi.

Il direttore del National Embryo Donation Center (d’ora in poi NEDC), Jeffrey Keenan, ha consegnato lo scorso 25 Novembre la piccola Emma Wren Gibson nella mani dei coniugi Gibson. Si tratta della prima bambina nata da un embrione congelato nell’Ottobre del 1992. Ben 25 anni fa. Il primo caso di nascita di questo genere. L’embrione congelato che conteneva Emma era conosciuto per essere il più longevo al mondo. L’embrione è stato scongelato il 13 Marzo scorso dalla direttrice dei laboratori di embriologia della NEDC, Carol Sommerfelt. La scienziata si è detta estremamente emozionata e grata per aver assistito alla nascita della piccola Emma. L’emozione ancor più grande se si considera il tempo che l’embrione ha passato in stato di congelamento.

Senza dubbio, un piccolo trionfo per la scienza e le tecniche applicate alla fecondazione assistita. L’embrione possiede quasi la stessa età della madre adottiva, Tina Gibson (appena un mese di differenza). Non possiede i geni del padre, Benjamin Gibson.

Il tutto è avvenuto a Knoxville, in Tennessee, Usa. Un meraviglioso regalo di Natale per i coniugi Gibson che da tanto attendevano di poter avere un figlio.

La storia dell’embrione congelato

L’embrione congelato che conteneva Emma era stato congelato 25 anni prima. Proveniva da una coppia anonima di donatori. Gli ovuli (in tutto quattro) erano stato raccolti proprio per casi simili di fecondazione in vitro. Ciò in previsione di aiuto e supporto a coppie che non avrebbero potuto avere bambini per vie naturali. Emma, all’epoca divenne una snowbabies, cioè bambini sospesi nel ghiaccio letteralmente. Un essere congelato che poteva diventare potenzialmente una nuova vita umana in pratica.

I Gibson

La storia dei due genitori è abbastanza complicata. Secondo quanto raccontato dalla coppia, Benjamin sette anni fa scoprì di essere diventato sterile. Questo accadde a causa della fibrosi cistica di cui l’uomo era affetto. Una condizione incresciosa ma che non ha messo a rischio il loro matrimonio, né l’intenzione di costruire una famiglia.

Avevano provato l’adozione classica, ma i tempi di verifica erano piuttosto lunghi e dopo due anni avevano abbandonato il progetto. L’interruzione del processo adozione avvenne di su suggerimento del padre di lei. L’uomo li aveva consigliati di rivolgersi alla NEDC della vicina Knoxville. Consiglio che non subito era stato accettato, ma che in un secondo momento si è rivelato fondamentale per la coppia.

Così la giovane Tina ha affrontato gli esami medici necessari per valutare il suo caso. Una volta passati, insieme al marito hanno vagliato circa 300 profili di diversi donatori presenti negli archivi della clinica. Hanno selezionati i candidati in base alle proprie caratteristiche fisiche. In un secondo momento sono state considerate le storie cliniche dei donatori. L’adozione embrionale era avvenuta nel’Agosto del 2016. Nel Dicembre 2016 sono iniziate le pratiche burocratiche poi avrebbero portato la giovane a fare le cure mediche necessarie a che il processo andasse bene.

A Marzo 2017 lo scongelamento degli embrioni scelti e poi l’impianto. Dei 4 embrioni scelti dalla coppia solo uno ha attecchito. Quel singolo embrione è oggi diventata Emma. La bambina è forte e in salute.

Maternità surrogata

La storia di Emma rientra nei casi di maternità surrogata. Ogni anni, stando alle stime della NEDC, negli Usa, vi è un incremento del 25% annuo di nascite di questo genere nelle coppie americane. Solo presso le strutture della NEDC sono nati nell’ultimo anno 700 bambini da embrioni congelati. Il successo di questi impianti e di questa tecnica si aggira intorno al 25 – 30% dei casi.

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