Enel avanti tutta...mentre il Ministro dello Sviluppo ha un "ripensamento" - Notizie.it
Enel avanti tutta…mentre il Ministro dello Sviluppo ha un "ripensamento"
Economia

Enel avanti tutta…mentre il Ministro dello Sviluppo ha un "ripensamento"


Giappone o non Giappone, il nostro governo scandisce le tappe che dovrebbero riportare il nostro paese verso l’energia nucleare, nonostante la cronaca stia dettando di minuto in minuto momenti drammatici che sta vivendo il popolo giapponese. L’Enel si fa portavoce delle istanze governative, garantendo la massima sicurezza per le centrali di nuova generazione.
La società Italiana per l’energia elettrica ha aperto da tempo una collaborazione con la compagnia francese Edf, questa continuerà a pieno ritmo per il semplice fatto che la cooperazione ha già comportato l’ingresso con un apprezzabile quota azionaria del 12,5% nella società, che vedrà la realizzazione delle centrali di Flamanville e Penly in Bassa e in Alta Normandia, usando tecnologia Epr (European Pressurized Reactor), progettata del gruppo Areva (compagnia francese).
L’amministratore delegato, Fulvio Conti, ha «ribadito che il piano di investimenti dell’Enel non cambierà dopo il catastrofico terremoto che ha colpito il Giappone. Il gruppo italiano continuerà a sviluppare le attività programmate».
L’intervento di Conti era molto atteso, ed è stato fatto in occasione della presentazione del piano industriale per il 2011-2015.

Analizzando le cifre con una certa attenzione Conti ha ricordato che l’Enel ha previsto un impegno di 300-400 milioni di euro per lo sviluppo del nucleare in Italia, mentre il grosso dell’investimento si concretizzerà dal 2016 in poi con il successivo piano quinquennale. Gli attuali 300-400 milioni di euro serviranno per le procedure di autorizzazione dei siti in modo da avere dei progetti definitivamente approvati nel 2015.
In altre parole, Enel conferma la strada per un ritorno al nucleare in Italia in quanto «rappresenta una opzione alla quale non si può rinunciare» e non bisogna farsi prendere dall’emotività di quanto sta accadendo in Giappone. La Compagnia italiana per l’energia elettrica, ha basato il suo programma su una prospettiva di lungo termine e sulla tecnologia di terza generazione avanzata, come quella francese.
Se il ritorno del nucleare in Italia dovesse essere fermato, si confermerà un danno enorme per il Paese e soprattutto per l’Enel, che dovrà inevitabilmente adeguarsi alle decisioni che verranno prese.
L’amministratore delegato ha detto che «se dovesse ripetersi quanto avvenuto dopo Chernobyl, quando il nucleare fu bloccato da un giorno all’altro, l’Enel farà quello che ha sempre fatto.

Si rimboccherà le maniche e punterà su altre fonti come l’olio combustibile e il gas. Sul carbone per avere energia a basso costo e ovviamente sull’efficienza come è stato fatto in questi anni».
Questo discorso dovrebbe valere anche per le centrali nucleari che Enel fruisce all’estero come in Spagna (ereditati dalla controllata Endesa) e in Slovacchia. I loro sistemi di sicurezza, ha garantito Conti, sono «solidi, affidabili e collaudati».
Quello che sta accadendo in Giappone ci ha reso coscienti che è opportuno dirottare altri investimenti per ricercare e aumentare i livelli di sicurezza. In ogni caso, ha ricordato che «nel settore nucleare è buona abitudine diffondere tutte le informazioni disponibili sugli incidenti e su quello che è stato fatto in materia di sicurezza. Così anche i dati sui danni subiti dalle centrali giapponesi saranno analizzati dalle autorità sovranazionali europee e dai tecnici del gruppo italiano».
Conti ha previsto che il governo francese non bloccherà le autorizzazioni per le nuove centrali di terza generazione Epr, dello stesso tipo di quelle che dovrebbero essere realizzate in Italia.

I francesi, secondo l’amministratore delegato, sono in grado di aggiornare gli impianti che si stanno realizzando anche in fase di costruzione, rendendo prioritaria la sicurezza. Da qui la fiducia che l’impianto di Penly andrà avanti secondo il programma e senza problemi.
Il ritorno dell’Energia nucleare nel nostro paese si è indebolito ulteriormente dopo che il cancelliere tedesco, Angela Merkel, ha deciso di chiudere le centrali di cui era già stata prorogata l’attività. In quest’ottica non aiutano le dichiarazioni del commissario europeo per l’energia, l’austriaco Gunther Oettinger, che ha auspicato un ripensamento del ruolo del nucleare nel mix energetico continentale (un 20% del totale previsto entro il 2020) e l’avvio di test di resistenza sui sistemi di sicurezza.
Il governo italiano e gli industriali, guidati dal Presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, guardano con preoccupazione lo spirito emotivo che sta guidando l’opinione pubblica italiana. Così il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, ha detto di contare nel referendum di giugno, promosso da Di Pietro, e si augura che gli italiani non votino sull’onda dell’emozionalità, perché sarebbe un modo irrazionale di affrontare il problema.
In queste ultime ore visto l’aggravarsi della situazione in Giappone, la Lega ha fornito dichiarazioni che vanno verso la direzione di un ripensamento, per non trovarsi spiazzata di fronte ad una opinione pubblica come quella italiana propensa all’emotività.

Ieri la stessa strada della prudenza è stata intrapresa dal ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, che dopo aver difeso a spada tratta le scelte del governo ora si dichiara per una «riflessione» più approfondita.
Inoltre in questo momento sta emergendo che la maggior parte delle regioni italiane non sono disposte ad ospitare le centrali nucleari, come ad esempio «il Veneto (governato dal leghista Luca Zaia) non lo vuole, ed è autosufficiente per l’energia» come ha dichiarato Bossi facendo sua la traballante motivazione di tutti i governatori di centro-destra, come Formigoni per la Lombardia e la Polverini per il Lazio, che vorrebbero conciliare l’assenso alla linea nuclearista del governo con l’assoluta indisponibilità a ospitare l’atomo.
In questo contesto che sta emergendo «non è una retromarcia» e «sarebbe inappropriato» discutere oggi di un eventuale stop definitivo, afferma con sguardo incerto il ministro dello Sviluppo Paolo Romani, che si trova fortuitamente a pochi metri dalla prima centrale atomica italiana che ha funzionato prima dello stop del 1987, la vecchia centrale nucleare di Latina.

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