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Energia economica e inflazione: in Venezuela vola la criptovaluta

Milano, 1 set. (askanews) – L’energia a prezzi molto ridotti e l’inflazione che non dà tregua stanno facendo scoppiare in Venezuela il business delle criptovalute.

“Ho venduto la mia macchina per comprarmi un computer, il mio socio si è venduto la moto. Siamo rimasti a piedi e abbiamo scommesso tutto su questa tecnologia”, racconta uno dei fondatori di Doctor Miner, azienda specializzata nell’estrazione di criptovaluta e nella vendita delle attrezzature per farlo.

Uno dei punti critici delle monete digitali infatti è l’enorme potenza di elaborazione, e dunque l’enorme quantità di energia, necessaria per il “mining”, l’estrazione delle criptovalute, cioè l’esecuzione dei complessi calcoli che validano le transizioni e generano la moneta virtuale .

Queste 80 macchine nella sede di Doctor Miner lavorano a ciclo continuo per estrarre. Il costo dell’energia? Neanche 10 euro al mese. Una cifra ridicola per una delle attività a maggior impatto energetico che secondo l’università di Cambridge consuma ogni giorno a livello mondiale il fabbisogno di un Paese grande come l’Argentina.

Il mining in Venezuela è anche una via di fuga dall’inflazione incontrollata, col bolivar crollato e sostituito in molti negozi dai dollari.

Lo stesso governo ha pensato qualche anno fa che la criptovaluta fosse una soluzione. Il presidente Maduro ha lanciato nel 2018 il petro, una moneta virtuale di Stato, per ora non decollata fra i divieti degli Stati Uniti e la scarsa affidabilità che le attribuiscono le piattaforme Web.

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