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Energia nucleare, ancora la più conveniente per aiutare l’ambiente

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Nonostante l’atteggiamento dell’opinione pubblica – dopo il disastro di Fukusima Daiichi in Giappone – non sia certo dei migliori nei confronti di questa tecnologia, il nucleare rimane ancora la migliore opzione per soddisfare la crescente domanda di energia e, allo stesso tempo, affrontare il problema dei cambiamenti climatici.

Un rapporto pubblicato dalla finanziaria di consulenza KPMG afferma che, indipendentemente dal dibattito che circonda la produzione sostenibile di energia, le cosiddette fonti alternative sono in realtà carenti in termini di efficienza e anche molto costose. Al contrario, il nucleare rimane la migliore soluzione per il suo migliore rapporto qualità/prezzo.

Come sottolinea lo studio della società di consulenza, i reattori nucleari hanno una vita utile di 60-80 anni e spendono, per l’acquisto di carburanti, solo il 20% delle spese di esercizio.

Al contrario, gli impianti convenzionali arrivano all’80% del loro bilancio per le spese di esercizio dedicato all’acquisto di carburante.

Questo significa che un megawatt/ora di energia nucleare costa dai 60 ai 115 euro. Per l’eolico off-shore, si parte da 150 euro per arrivare a 230. I dati riflettono solo i prezzi ai cancelli della centrale elettrica e non comprendono le spese derivanti dal funzionamento della rete.

Il documento evidenzia anche gli svantaggi aggiuntivi connessi alle tecnologie verdi. I pannelli solari di solito operano con un’efficienza del 10%, ma anche con le varietà più costose e sofisticate, il totale arriva solo fino al 20%.

Per quanto riguarda l’energia eolica, il grande vantaggio di partenza di cui questa fonte di energia dispone – il carburante come tale è gratis! – presenta però spese iniziali estremamente elevate e un’elevata fluttuazione della produzione, a causa della non prevedibilità del vento.

La biomassa è in grado di produrre la quantità necessaria di energia elettrica, soprattutto nei paesi più poveri, ma, come dimostrano le tenzioni sui mercati alimentari di questi ultimi anni, può portare ad aumenti del costo dei prodotti-base per l’alimentazione umana quando non, addirittura, al verificarsi di vere e proprie crisi nella disponibilità di cibo nei paesi più poveri del mondo.


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