Eni: evasione fiscale per 10 milioni di euro, sequestrati 13 depositi
Eni: evasione fiscale per 10 milioni di euro, sequestrati 13 depositi
Cronaca

Eni: evasione fiscale per 10 milioni di euro, sequestrati 13 depositi

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Eni accusata di maxi evasione fiscale. La Guardia di Finanza sequestra depositi e raffinerie Eni. Sarebbero 10 i milioni sottratti al Fisco

Eni accusata di maxi evasione fiscale sulle accise. La Guardia di Finanza sequestra depositi e raffinerie dell’Eni. Al momento sono 18 gli indagati. Secondo quanto dichiarato dagli inquirenti, sarebbero stati sottratti al Fisco 10 milioni di euro su prodotti petroliferi. L’azienda di dice estranea a condotte illecite. Militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza stanno provvedendo al sequestro preventivo di depositi e stabilimenti situati in 13 regioni.

Eni: il caso

Veniva venduta molta più benzina di quella che veniva contabilizzata. Questo avveniva grazie a un trucchetto degli strumenti di misurazione. È per questo che il gip di Roma ha ordinato il sequestro preventivo dei sistemi di misurazione di prodotti petroliferi. L’operazione della Guardia di finanza riguarda tredici Regioni. Un sequestro, spiegano le Fiamme Gialle in una nota, “finalizzato a impedire l’uso di sistemi di misurazione alterati o alterabili, inidonei a garantire la necessaria affidabilità ai fini fiscali“.

Nel registro degli indagati risultano iscritte 18 persone.

Si tratta di direttori, responsabili operativi e dipendenti di depositi e raffinerie. Tra gli indagati vi sono anche funzionari di uffici metrici. Proprio a loro sono state contestate la violazione del testo unico delle disposizioni legislative concernenti le imposte sulla produzione e sui consumi e del codice penale.

“Attraverso l’esame della documentazione e dei supporti informatici acquisiti in sede di perquisizione, i controlli su strada della movimentazione dei carburanti e le consulenze tecniche disposte dall’Autorità Giudiziaria – proseguono i finanzieri – è stata accertata la sottrazione al pagamento delle accise gravanti su quasi 40 milioni di litri di prodotti, con conseguente evasione di circa 10 milioni di euro di tributi.

Le parole dell’azienda

L’azienda Eni si è dichiarata fin da subito estranea a condotte illecite. “L’azienda è parte lesa”. Il sequestro preventivo si inserisce in attività di indagine che erano state avviate dalle procure di Frosinone e di Prato nel 2010 e dalla procura di Roma nel 2014, di cui la società aveva già dato notizia.

I procedimenti sono poi stati riuniti di fronte alla procura di Roma. Eni – si legge in una nota – ha costantemente fornito all’autorità giudiziaria la massima collaborazione. In questo senso ha intenzione di chiarire le proprie ragioni a sostegno della correttezza del proprio operato e dell’estraneità alle presunte condotte illecite. Nell’ambito di questa vicenda, Eni si ritiene parte offesa. La società, anche in considerazione delle conseguenze che deriverebbero, dal fermo totale delle attività di raffinazione e rifornimento di carburanti, richiederà la possibilità di utilizzo dei misuratori al fine di consentire il proseguimento di tali attività e di ridurre per quanto possibile al minimo l’impatto verso i clienti, le società e i servizi.

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