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Eridania: la distilleria abbandonata dell'Emilia Romagna

Eridania

L'Eridania fu una delle distillerie migliori d'Europa all'inizio del Novecento. Dopo un breve periodo di riutilizzo, ora è del tutto abbandonata.

La storia

La distilleria Eridania venne fondata, aperta e messa in funzione nei primi anni del Novecento. La fabbrica si trova in Emilia Romagna, a pochi chilometri di distanza da Bagnacavallo (RA). All’epoca della sua apertura era una delle maggiori distilleria di tutta Europa. Produceva alcol sia per uso alimentare (da bere, da inserire nelle ricette) che casalingo e cosmetico. L’“Alcol Buongusto” era il marchio di tutti i prodotti dell’azienda e per molti anni in Italia aveva quasi il monopolio delle vendite.

Nella seconda metà del Novecento, però, dovendo adeguarsi alle politiche dell’UE, in Italia vengono chiusi molti zuccherifici e vengono chiuse anche molte distillerie, tra cui l’Eridania. Pur di non lasciare l’edificio inutilizzato, l’azienda viene riconvertita alla produzione di bioetanolo: un carburante più ecologico rispetto al classico carburante di derivazione fossile. La sua nuova carriera di industria di bioetanolo inizia negli anni ’90 e termina nel 2007, con la sua definitiva chiusura.

La struttura

Al cospetto dell’Eridania si prova un non sopito senso di timore. Nonostante la pianta estremamente regolare, l’altezza delle mura è tale da imporsi sui “visitatori” come un castello gotico. Si tratta di un enorme edificio centrale a forma rettangolare; si sfrangia, poi, in altri piccoli rami che erano destinati a essere gli alloggi dei dipendenti, i magazzini e altri laboratori secondari. Il tutto è sormontato da una torre alta più di trenta metri.

Entrando all’interno si possono ancora trovare gli uffici dell’amministrazione ingombri delle carte e dei documenti che non sono mai stati ritirati e sistemati. Visitare gli appartamenti dei dipendenti, poi, riporta indietro nel tempo, all’epoca in cui si cercava di dare un volto umano anche alle industrie, sapendo che chi ci lavorava aveva una famiglia. Per quanto riguarda i laboratori e gli altri ambienti “tecnici” è rimasto ben poco da vedere, visto il saccheggio selvaggio compiuto negli anni.

Il declino

La struttura, infatti, è perennemente animata dai rumori di vandali, ladri e saccheggiatori che vanno lì per rubare rame e altri beni rivendibili. Addirittura sono state rubate anche le sostanze necessarie alla creazione del bioetanolo. Il loro utilizzo in mani inesperte può portare alla creazione di veleni dannosissimi. Il vandalismo sembra essere nato sin dalla chiusura del 2007 e non accenna a placarsi. Nonostante la sorveglianza di alcune sentinelle, numerosi gruppi di visitatori più o meno pacifici hanno campo libero e possono visitare ogni angolo della tenuta – compreso l’enorme silos e la torre altissima, ormai in condizioni precarie. Il fallimento nel 2007 avvenne in parte per un disinteresse nazionale verso la concreta produzione di combustibili più ecologici, ma anche (a quanto si dice) per una gestione dei fondi dell’azienda non sempre trasparente. Da quel momento in poi, le istituzioni territoriali si sono disinteressate del tutto dell’edificio e del suo destino, abbandonando l’Eridania a sé stessa. Probabilmente, con un’intelligente opera di restauro, sarebbe possibile riutilizzare l’edificio a altri scopi.

(Se sei appassionato di edifici abbandonati, vedi “Racconigi, il manicomio abbandonato da salvare“)