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Trattativa Stato mafia: Berlusconi indagato per le stragi del 93

Trattativa Stato mafia

Trattativa Stato mafia, la strategia della tensione inaugurata da Totò Riina prese di mira nei primi anni ’90 tutti i settori del potere in Italia. Con la morte di Falcone e Borsellino si cercò di colpire lo Stato. Con la strage dei Gergofili a Firenze, la mafia intendeva mandare un messaggio alla massoneria ufficiale che mal digeriva (e continua a mal digerire) la stretta convivenza tra i boss mafiosi e alcune logge massoniche deviate, che offrono costantemente protezione agli uomini d’onore.

E, ad oggi, Berlusconi e Dell’Utri sono nuovamente indagati nell’ambito dell’inchiesta sui mandanti delle stragi mafiose del 1993.

Trattativa Stato mafia

La mafia minacciò anche il Vaticano, piazzando una bomba, fortunatamente mai esplosa, nella chiesa di San Giovanni a Roma. Riina ed i corleonesi lanciarono un messaggio ben preciso. Non sarà la mafia a dover trattare con lo Stato ed i suoi poteri forti. Al contrario, saranno i poteri forti a dover trattare con la mafia.

Solo ora si comincia a capire la portata di quegli eventi. Per anni Gladio, la struttura americana che dal dopoguerra controllava l’evolversi della situazione politica in Italia, ha sfruttato la capacità della mafia siciliana di controllare il territorio, agendo per conto suo nei momenti cruciali della storia politica italiana. Emblematica a tal riguardo la storia di Portella della Ginestra, descritta in maniera perfetta nel film Segreti di Stato, di Paolo Benvenuti.

Nel 1993 era chiaro come la mafia intendesse presentare il conto del suo lavoro sporco. Non poteva accettare il regime di carcere duro imposto da quello stesso Stato che in alcuni momenti si era avvalso della mano mafiosa. I magistrati di Palermo e Caltanissetta, allievi dei giudici Falcone e Borsellino, stanno cercando di ricostruire questo puzzle complicatissimo. Molti dei protagonisti di quell’epoca confermano l’esistenza di una trattativa.
Una delle prove che confermerebbero la trattativa è la lettera che i boss incarcerati in regime di 41 bis spedirono ai vertici dello Stato, all’indomani delle stragi, per chiedere la revoca del 41 bis. L’ufficialità dell’iscrizione nel registro degli indagati di Dell’Utri per quanto concerne questa trattativa, riguarda un altro aspetto di quegli anni. Un aspetto oscuro e poco chiaro.

Berlusconi indagato

Berlusconi nuovamente indagato riguardo all’inchiesta sui mandanti occulti delle stragi mafiose del 1993. Insieme all’ex Premier, le accuse gravano anche su Marcello Dell’Utri. Il caso, chiuso nel 2011, è stato riaperto grazie alla Procura di Firenze. Motivo della riapertura del caso sono la verifica e la valutazione delle intercettazioni riguardanti il boss Giuseppe Graviano e il camorrista Umberto Adinolfi.

Nelle intercettazioni registrate dai pm si può sentire Graviano, il boss condannato per le stragi, parlare insieme al suo compagno di cella, il camorrista Umberto Adinolfi. In particolar modo, in una conversazione Graviano dice: Berlusconi mi ha chiesto questa cortesia. Per questo c’è stata l’urgenza”.

E poi ancora: “Lui voleva scendere, però in quel periodo c’erano i vecchi. Lui mi ha detto: ci vorrebbe una bella cosa. Trent’anni fa, venticinque anni fa, mi sono seduto con te, giusto? Ti ho portato benessere. Poi mi è successa una disgrazia, mi arrestano, tu cominci a pugnalarmi.

Per cosa? Per i soldi, perché ti rimangono i soldi…

Parole che il legale di Silvio Berlusconi, l’avvocato Nicolò Ghedini, ha definito come notizie infamanti prima del voto, sottolineando anche che l’ex Premier non ha mai avuto avuto alcun contatto nè diretto nè indiretto con Graviano.

Nel frattempo, però, sono state depositate quattordici mesi di intercettazioni al processo di Palermo, dove è attualmente indagato Dell’Utri. Tutto il dossier è stato poi inviato dai pm Di Matteo, Del Bene, Tartaglia e Teresi alle procure di Firenze e Caltanissetta. Che sono quelle che indagano sulle strage avvenute nel 1992 e nel 1993.

La Procura di Firenze ha deciso di riaprire l’inchiesta, quella di Caltanissetta sta ancora valutando come agire. Nonostante il legale di Dell’Utri, Giuseppe Di Peri, sotenga che nelle intercettazioni Graviano non parli di Berlusconi, i super esperti nominati dalla Corte d’Assise invece danno ragione alla Procura. Proprio per questo motivo, i giudici hanno convocato direttamente il boss delle stragi per sapere da lui la sua versione dei fatti.

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