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ESCLUSIVO! La crisi economica attuale in un rapporto del 2010. Le cause e le tappe future di una crisi mondiale
Cronaca

ESCLUSIVO! La crisi economica attuale in un rapporto del 2010. Le cause e le tappe future di una crisi mondiale

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Per ciò che riguarda Eurolandia, la stagnazione economica si materializzerà alla fine del 2010. L’austerità degli Stati Uniti intaccherà inevitabilmente le esportazioni dall’Eurozona. Essa si combinerà con l’austerità realizzata in Eurolandia, causando tensioni sociali molto intense, specialmente se i sistemi di benefit per la disoccupazione e per il welfare saranno messi a rischio senza significativi contributi da parte delle persone ad alto reddito. Solamente a partire dalle elezioni di Novembre 2012 (in realtà dal 2013) sarà possibile per Washington, secondo LEAP/E2020, incominciare a prendere alcune decisioni interne difficili. Del resto questa è l’opzione più ottimista, che assume che il dibattito razionale prevalga, che non mette troppo in dubbio i fondamenti del sistema politico, sociale o economico del paese. Ma per il nostro team allo stadio attuale, non è l’opzione migliore. Dietro il problema del debito statunitense, infatti, si cela quello della permanenza o dell’avvicendamento al potere dei gruppi che controllano il sistema politico americano: le famiglie più ricche ed il complesso militare-industriale, combinati con i loro intermediari finanziari, le banche, sono infatti al centro dell’enorme deficit accumulato dagli Stati Uniti.

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Basterebbe già questo per farvi saltare dalla sedia e farvi capire come la crisi economica attuale non sia passeggera e non sia già stata ampiamente prevista e studiata in precedenza.

Le parole che avete letto sono state scritte nell’ottobre del 2010 da un gruppo di studio per conto degli USA.
Gli economisti di UBS Bank, una delle più grandi banche al mondo con sede in Svizzera e una delle poche banche in grado di guadagnare in borsa nonostante la crisi economica nel 2008 presentava questa analisi:

La crisi colpirà duramente anche l’Europa, contagiata dalla debolezza congiunturale globale e dalla crisi dei mercati finanziari. Per l’Eurozona […]un rimbalzino dell’1% nel 2010.
Alcuni Paesi, come Germania e Svizzera, dove negli ultimi anni non si sono verificati eccessi né del mercato immobiliare né dei consumi privati, dovrebbero uscire da questa situazione più facilmente[…] I Paesi più grandi, come Cina, India o Indonesia, dove la quota dell’export è più contenuta rispetto alle economie asiatiche più piccole, dovrebbero invece registrare un andamento leggermente migliore.

L’analisi fatta prevede contrazione della crescita globale fino al 2010. Lo studio risale al 22 ottobre 2008 e presenta già i primi segnali di una situazione straordinaria da non sottovalutare. Se queste parole vi hanno turbato, aspettate di rileggere questa analisi, fatta il 26 novembre 2010 da Dirk Müller, autore del bestseller “Crash della borsa: crisi mondiale oppure grande opportunità?”:

La stabilità economica europea è quel che conta, una stabilità, che, però, potrebbe costare cara alla Germania se l’effetto domino della crisi colpirà oltre l’Irlanda anche il Portogallo e la Spagna. A quel punto l’euro non potrà più reggere e, inevitabilmente, crollerà: il rischio di una forte inflazione, dunque, è reale[…] le speculazioni sul settore edilizio hanno fatto sì che le banche pompassero soldi alla cieca sul mercato, senza rendersi conto che i prezzi degli immobili salivano alle stelle sproporzionatamente.
Adesso è arrivato il conto: i prezzi crollano e i crediti sono svalutati. Alle banche non resta altro che chiedere aiuto[…]
Per molti paesi, inclusa l’Italia, la Francia e soprattutto l’Inghilterra, questa ascesa della Germania potrebbe mettere in serie difficoltà le imprese volte all’esportazione. E la classe dirigente tedesca non pensa minimamente a raffreddare il motore. Anzi: stando all’istituto ifo, anche l’economia interna emana chiari segnali di ripresa.
Una buona congiuntura interna rafforzerebbe maggiormente l’economia tedesca.
Ma la marcia della Germania non si limita al mondo dell’economia. Nello stesso modo in cui le imprese vendono in tutto il mondo, l’establishment coltiva interessi sempre più globali. Le implicazioni politiche di questa proiezione mondiale sono evidenti. Da un lato, è chiaro il desiderio della politica tedesca di creare rapporti più radicati in giro per il mondo, trattando alla pari con il Giappone, la Cina o la Russia. Dall’altro, c’è da chiedersi quanto pesi ormai l’Europa nelle priorità della Germania.

L’Unione Europea è ostaggio della leadership tedesca che in questi mesi ha causato lo sfracello economico dell’Unione Europea e creato una forte instabilità finanziaria sui mercati.

  • Quando la crisi greca cominciò, un investimento dieci volte inferiore agli aiuti concessi oggi avrebbe salvato la Grecia ma la Germania si rifiutò, portando al default la Grecia e facendo cambiare il governo.
  • Quando il ministro Tremonti lanciò l’idea della Tobin Tax sulle transazioni finanziarie, la Germania convinse il partner francese a rimandare l’iniziativa e non se ne fece più nulla, nonostante l’ultimo G20 a Cannes abbia indicato la Tobin Tax come strumento indispensabile per regolamentare i mercati finanziari.
  • Il ministro Tremonti propose l’idea di cancellare i singoli titoli di Stato per la creazione dei titoli di stato europei (i famigerati eurobond) per evitare speculazioni finanziarie che potessero intaccare l’euro. L’idea era piaciuta a tutti gli stati europei ed è stata bloccata a più riprese dalla Germania, nonostante ancora oggi il presidente della Commissione Europea Barroso ne auspichi la creazione.

La politica tedesca nei confronti dell’Unione Europea è più simile a quella di un padrone nei confronti del suo animale domestico. Accondiscendente finché l’Unione Europea non ostacola i suoi piani economico-finanziari, severa non appena l’Unione Europea chiede qualcosa in più.sa
Sembra un’analisi anti-germanica ma i fatti parlano più delle parole ufficiali. A tal proposito, ecco un rapporto stilato il 22 ottobre del 2010 dalla GEAB per conto degli USA. Non si tratta di uno scherzo, potete leggere la situazione economica del 2011 e del 2012:

Come anticipato dal LEAP/E2020 lo scorso Febbraio nel GEAB N. 42, ( la seconda metà del 2010 sarà fondamentalmente caratterizzata da un improvviso peggioramento della crisi, evidenziato sia dalla fine dell’illusoria ripresa pubblicizzata dai leader occidentali e sia dalle migliaia di miliardi inghiottiti dalle banche e dai piani, di breve respiro, di «stimolo» economico.
I mesi a venire riveleranno una semplice, anche se dolorosa, realtà: l’economia occidentale, in particolare quella USA, non è davvero mai uscita dalla recessione. Dietro questi fattori statistici si nascondono tre realtà che cambieranno radicalmente il paesaggio politico, economico e sociale degli USA e del resto del mondo nei prossimi trimestri non appena questi arriveranno all’opinione pubblica.[…] Inoltre, questa espressione di rabbia diffusa si scontrerà, da dicembre in avanti, con l’uscita del rapporto della Commisione per il deficit creata dal presidente Obama, e questo porterà il problema del deficit al cuore del dibattito pubblico all’inizio del 2011.
Se si tiene a mente l’immagine tradizionale che vede le borse oggi come i templi del capitalismo moderno, allora stiamo assistendo ad un fenomeno di perdita di fiducia simile alla disaffezione della gente, testimoniata da dimostrazioni ufficiali, sperimentata dal sistema comunista prima della sua caduta.(Ricordo che nell’ottobre 2010 i movimenti Occupy Wall Street ed i suoi simili negli USA non esistevano nemmeno. Anzi, ci sono prove che il movimento degli indignati sia stato coordinato dal Palazzo delle Nazioni Unite, leggi:http://www.comedonchisciotte.net/modules.php?name=News&file=print&sid=2125)

  • Gli USA entreranno nel 2011 in un era di austerità mai vista da quando il paese è diventato il cuore del sistema globale economico e finanziario. Il blocco della politica federale nel contesto dell’elettorato ammalato e stanco di Washington e Wall Street, la massiccia dipendenza sui fondi federali da parte dell’intera economia USA e l’impotenza della FED, incapace di evitare una situazione di crescente riluttanza nel finanziare il deficit USA, verranno combinate per spingere il paese nell’austerità.
  • Quello che succederà entro la primavera del 2011 e’, quindi, un cambiamento nei discorsi ufficiali, nelle politiche budgetarie e nella consapevolezza internazionale dell’idea che gli USA non sono più «il paese della cuccagna», ma «la terra di pochi».
  • Oltre alle scelte politiche nazionali, c’è anche la scoperta di una nuova limitazione per il paese: gli USA non si possono permettere un nuovo stimolo. Piuttosto che un collasso multi decennale, come la situazione Giapponese, molti decision makers saranno tentati dalla terapia shock… la stessa terapia che, con il FMI, gli USA raccomandano all’America latina, ai paesi asiatici e all’Europa dell’est.

A differenza delle opportunità di tre o quattro anni fa, al nostro team appare ora improbabile che avventure militari esterne vengano utilizzate come mezzo per uscire dalla crisi. L’ingresso nella fase di austerità non è del resto favorevole a nuove costose avventure che inasprirebbero solamente le tensioni interne generando allo stesso tempo una fiera opposizione esterna… con la consapevolezza che gli Stati Uniti sono divenuti estremamente dipendenti dalla benevolenza economica e finanziaria del resto del mondo. Volenti o nolenti, gli Stati Uniti avranno ora da affrontare le immense contraddizioni e i disequilibri accumulati in oltre cinque decenni. E naturalmente ciò aumenterà il loro profilo di «paese a rischio» e le incertezze sulla loro crescita, le loro tasse, la loro attrattiva, la loro capacità di risanare il proprio debito. Se la bugia delle autorità greche sull’ammontare del debito del loro Paese e quindi del rapporto debito/PIL è stata sufficiente a generare il panico mondiale, immaginate per un secondo cosa causerà la scoperta che il PIL degli Stati Uniti è in realtà del 30% più basso delle cifre ufficiali, e pertanto il rapporto tra debito pubblico e PIL americano nel 2009 è stato del 113% e non dell’83% visto che, per il nostro team, questa è una realtà che diventerà ovvia a tutti durante il 2011 (l’Italia ha un rapporto del 120%, ndr). Con una simile sopravvalutazione, quasi tutti gli indicatori sono per la gran parte falsi.

O la Fed prova a continuare a far finta di avere a disposizione i mezzi per rivitalizzare l’economia senza percorrere la via dell’austerità [..] oppure prende il toro per le corna e suona la canzone dell’inevitabile austerità, accettando infine pienamente la propria impopolarità ma almeno facendo qualcosa di utile, ovvero «traghettando gli Stati Uniti nel mondo reale del XXI secolo

Questa terapia di austerità e commissariamento è sotto gli occhi di tutti. Sono stati cambiati i vertici di paesi come Islanda, Irlanda, Portogallo, Spagna, Italia e Grecia. In Italia ed in Grecia, epicentro della tempesta finanziaria, i capi di governo sono esponenti di vertice del mondo economico-finanziario.
Un ultimo dato che deve far riflettere. Il 3 ottobre 2010 la Germania ha finito di pagare il debito accumulato con i paesi che vinsero la Prima Guerra Mondiale, pagando la cifra di 25 miliardi di euro. Un motivo in più per cui nessun governo tedesco farà sconti agli stati europei che non hanno risanato il proprio debito.

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3 Commenti su ESCLUSIVO! La crisi economica attuale in un rapporto del 2010. Le cause e le tappe future di una crisi mondiale

  1. Andrebbe fatto leggere the molte più persone, così finiscono di dirci che la crisi era imprevedibile e non potevano sapere….maledetti!

  2. Io razionalizzerei i gruppi bancari dove..come..quanto e quando hanno investito e in cosa; ne verrebbe fuori una mappa interessante! specialmente per individuare i movimenti e chi ha il potere di muovere i fili e che gioco stanno giocando; anticipando le mosse! 😉

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Dottore in Giornalismo per uffici stampa, blogger dal 2005, a breve giornalista pubblicista, si interessa di tutto. Ma anche di più. Lo trovate sempre in giro per Palermo.