L’esecuzione col cannone, pena capitale dei colonialisti
L’esecuzione col cannone, pena capitale dei colonialisti
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L’esecuzione col cannone, pena capitale dei colonialisti

Il metodo

L’esecuzione col cannone era un metodo di pena capitale utilizzato a livello mondiale quantomeno dal XVI al XIX secolo. Vediamo in cosa consiste.

Sapevate che il cannone, oltre ad essere una terribile macchina data guerra, è stato uno strumento di esecuzione dal XVI secolo – questo è certo – fino al XIX? Anzi, sembra che il dittatore nordcoreano Kim Jong-un – ancora considerato da Stati Uniti ed Europa come uno dei pericoli maggiori per la pace mondiale a causa delle sue ambizioni nucleari – abbia ripreso ad utilizzarlo. Dove veniva utilizzata questa terribile pena? E soprattutto in cosa consisteva?

Dove veniva utilizzato

Il metodo di esecuzione col cannone veniva utilizzato dall’Asia al Brasile, passando per l’Europa. Era usato dai colonialisti portoghesi anche in Sri Lanka e in Mozambico, ma soprattutto da quelli inglesi in India – certo non in patria, non cui dovevano dimostrarsi civili -. In particolare venne utilizzato maggiormente tra il 1857 e il 1858 a seguito della rivolta dei Sepoys o Prima Guerra d’Indipendenza Indiana, nella quale culminarono i Moti indiani proprio contro l’Impero coloniale britannico rappresentato dalla Compagnia delle Indie Orientali (British East India Company).

Le foto

Abbiamo a disposizione una foto in bianco e nero – che è quella che vediamo in alto – di un giovane condannato a morte iraniano, legato di schiena alla bocca del cannone e in attesa del suo destino.

Non sappiamo l’anno preciso, ma sicuramente è avvenuta negli anni Novanta dell’Ottocento. Il condannato doveva ovviamente saltare in aria.

Foto inglesi

Abbiamo anche a disposizione una foto di colonialisti inglesi mentre uccidono numerosi uomini indiani giudicati “colpevoli” di aver partecipato alla già menzionata rivolta dei Sepoys. Della stessa foto è stato fatto anche un disegno, che vediamo sotto.

Foto inglesi

La descrizione

Una meticolosa descrizione del metodo di esecuzione ci arriva da un autore britannico di quegli anni (1833 – 1884), George Carter Stent, il quale, evidentemente testimone oculare, fa sapere che a saltare in aria per prima era la testa – che veniva sbalzata via “per circa dieci metri” – poi le braccia, le gambe – che in genere rimanevano sotto la bocca del cannone – “mentre il corpo è letteralmente spazzato via, non ne si vede più traccia”. Per finire c’erano avvoltoi e cani che, ormai abituati, aspettavano che tutto fosse compiuto, per potersi cibare del cadavere.

L’incidente

Il metodo di esecuzione è tragicamente semplice e in genere non c’erano imprevisti. Tuttavia durante un’esecuzione di massa di rivoltosi sepoys a Ferozepur, un gruppo di sabotatori anzichè sparare una cartuccia a salve com’era stato ordinato, spararono dal cannone uccidendo numerosi spettatori, mentre a coloro che sopravvivevano dovettero essere amputati gli arti.

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