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Esperti, 'superare distinzione tra vaccini raccomandati e obbligatori'

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Roma, 23 giu. (Adnkronos Salute) – "La prevenzione vaccinale non sia la cenerentola del sistema sanitario; le vaccinazioni sono strategiche ed essenziali; nessuna distinzione tra obbligatorie e raccomandate: sono tutte importantissime e tutte quelle previste dai Lea offerte in forma attiva e gratuita".

Così Roberto Ieraci, infettivologo e vaccinologo Gruppo Strategie vaccinali Regione Lazio, partecipando alla Tavola rotonda 'Pre-occupiamoci della meningite nel Lazio', evento phygital trasmesso in diretta streaming sui profili Facebook e Youtube e sul sito di Adnkronos, che ha promosso l'iniziativa con il supporto non condizionante di GlaxoSmithKline.

"La parola meningite – osserva Amelia Vitiello, presidente del comitato nazionale Liberi dalla meningite – è sempre accostata al fatto che sia una malattia rara.

Il vaccino non è obbligatorio e, nell'immaginario collettivo dei genitori, è considerato come non indispensabile. Il fatto che sia solo consigliato lo fa percepire come un vaccino di 'serie B'. Per quanto rara, bisogna capire che porta via delle vite ed è importante che i genitori possano scegliere la vita e l'opportunità che il vaccino può dare. Quando parliamo di 2-300 casi l'anno e il 10% di decessi e il 15-20% di sequele, parliamo di 25 bambini l'anno che, quando non ci sono più, lasciano un vuoto inenarrabile.

Io posso dirvelo: tra quei 25 bambini, nel 2007, c'era Alessia".

Liberi dalla meningite nasce infatti da un'esperienza personale. "Ho perduto la mia prima figlia, Alessia, a 18 mesi, nel 2007. Allora non c'era il vaccino – racconta Vitiello – Se ci fosse stato, Alessia oggi sarebbe qui. Ho incontrato altri genitori che avevano avuto purtroppo la mia stessa esperienza e abbiamo costituito questo comitato con l'auspicio di riempire i vuoti informativi con campagne che spiegassero cosa fosse la meningite, come si manifesta, ma soprattutto come prevenirla.

Volevamo creare un dialogo tra società scientifiche e le istituzioni per capire in che modo la voce dei genitori potesse essere di aiuto nelle campagne vaccinali e informative".

Nella filiera della vaccinazione contro il meningococco, la Regione Lazio garantisce gratuitamente il quadrivalente (ACWY) dall'anno fino ai 18 anni. Per il ceppo B è gratuito dai 3 mesi fino al quarto anno e poi dagli 11 fino ai 18 anni. "Per alcune fasce d'età – sottolinea Vitiello – dai 4 agli 11 anni, i genitori devono pagare il ticket", cosa che crea una discontinuità. I genitori dovrebbero "essere informati" e capire che "il vaccino è un'opportunità in difesa di figli, ma anche per familiari immunodepressi o fragili. E' un diritto per chi si protegge e un dovere per le fasce più deboli che non possono vaccinarsi".

"Obbligatorie o raccomandate, sono vaccinazioni", ribadisce Elena Bozzola, pediatra dell'ospedale Bambino Gesù di Roma. "E' importante – aggiunge – che le famiglie italiane sappiano che nessun vaccino che viene somministrato ai bambini è sperimentale, hanno una serie di tappe che sono ben oltre lo studio per l'autorizzazione perché sono continuamente studiati e monitorati: sono sicuri. I genitori non devono essere allarmati per una tumefazione nella sede d'inoculo o un rialzo della temperatura. Devono fidarsi del pediatra e delle informazioni scientifiche. Il 15% dei genitori è esitante, nel limbo, e la decisione arriva tardi. I casi non sono tantissimi, ma anche solo la perdita di un bambino è grave".

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