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Amal Hussein, morta la bambina simbolo della guerra saudita
Esteri

Amal Hussein, morta la bambina simbolo della guerra saudita

amal hussein

La piccola Amal Hussein è morta di fame in un campo profughi. Aveva solo 7 anni ed era diventata il simbolo della guerra saudita.

La piccola Amal Hussein è morta di fame in un campo profughi a soli 7 anni. La sua foto era stata pubblicata dal New York Times e aveva scatenato molte polemiche a causa della crudeltà che rappresentavano. Amal era diventata in pochi giorni il simbolo della crudeltà della guerra saudita. La madre della piccola: “ho il cuore spezzato”.

Amal Hussein, morta di fame

E’ morta di fame, all’età di 7 anni, Amal Hussein, la bambina di origine yemenite la cui fotografia era stata pubblicata dal New York Times. Il giornale americano aveva mostrato la foto della bambina, gravemente denutrita, nell’ambito di un reportage intitolato “La tragedia della guerra saudita”. La piccola Amal è quindi diventata subito il simbolo di quella guerra e della crisi umanitaria che il paese sta vivendo.

La notizia della morte è stata data dal New York Times, a riferirlo è stata la famiglia della piccola. “Il mio cuore è spezzato. Amal sorrideva sempre. Ora ho paura per i miei figli” ha detto la mamma di Amal, Miriam Ali.

La foto di Amal Hussein

In seguito alla pubblicazione dello scatto, Amal era diventata il simbolo della guerra saudita.

Lo scatto è firmato dal premio pulitzer Tyler Hicks. Il famoso reporter aveva spiegato quanto fosse stato “difficile, ma allo stesso tempo importante” fotografare Amal. L’autore ha spiegato come la foto “riassuma davvero come fame e malnutrizione siano diventate una tragedia nello Yemen”.

Il New York Times, in occasione della pubblicazione del reportage, aveva spiegato come quelle immagini così cruente e inquietanti avessero bisogno di essere pubblicate: “C’è una ragione per cui abbiamo deciso di farlo. Abbiamo pensato che avremo fatto un torto alle vittime di questa guerra se avessimo pubblicato immagini sterilizzate che non riflettono pienamente la loro sofferenza“.

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