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Amsterdam, infermiera inglese venduta come schiava sessuale

Sarah Forsyth racconta i terribili momenti che ha passato mentre, negli anni '90, è stata venduta come schiava sessuale ad Amsterdam.

Sarah Forsyth

La raccapricciante storia di Sarah Forsyth, giunta ad Amsterdam dal Regno Unito per lavoro, presa in ostaggio da un trafficante di prostitute e costretta a lavorare come schiava sessuale, in un ambiente criminale, tra omicidi, droga e condizioni disumane.

Sarah Forsyth, il rapimento

Sarah Forsyth, un’infermiera britannica di 42 anni, ha rivelato in un’intervista di come, all’età di 19 anni, si fosse recata ad Amsterdam con la promessa di un lavoro come infermiera, ma sia invece stata venduta come schiava sessuale con la minaccia di una pistola puntata alla tempia. John Reece, che l’aveva incontrata all’Aeroporto Schipol, le aveva preso il passaporto e portata di forza in un “brothel“, con altre ragazze vittime dei trafficanti.

Il suo racconto comprende dettagli atroci, come il fatto che i suoi “protettori” la costringevano a fare sesso perfino con 20 uomini in una sola notte, per sfamare la propria avidità, e le costringevano a vivere di una manciata di M&M’s al giorno, e di farsi di crack e altre droghe pesanti, da cui Sarah divenne immancabilmente dipendente.

Omicidio brutale: “La sua faccia è esplosa”

Ma la storia più macabra e terribile, che tutt’oggi infesta gli incubi di Sarah, riguarda la notte in cui una ragazza thailandese, vittima come lei del traffico di prostitute del Quartiere a Luci Rosse di Amsterdam, non era riuscita a guadagnare abbastanza denaro per i suoi protettori.

Questi allora la presero e la portarono nel retro di un capannone nella periferia della città, dove la uccisero brutalmente. Sarah ricorda bene la scena: era stata costretta a guardarla coi suoi stessi occhi. “La sua faccia è esplosa. Io ero lì a guardare il proiettile portarsi via metà della sua testa dalle spalle” e continua, nei minimi dettagli “E poi, non appena il mio cervello ha registrato quel rumore, è caduta, morta, ai miei piedi. Poi ho visto le luci rosse delle telecamere e ho sentito il suono delle pellicole – la sua esecuzione era stata filmata“. Non finisce qui: altri ricordi della sua esperienza in cattività comprendono anche l’uccisione di un protettore rivale davanti ai suoi occhi e l’essere costretta a giocare alla roulette russa.

Il ritorno a casa e il libro

Infine, degli agenti di polizia sono riusciti a liberarla, e Sarah potè riabbracciare sua madre nel 1997, all’aeroporto di Gateshead. “Volevo solo mia mamma, e che quel momento durasse per sempre. Abbiamo pianto ininterrottamente“. Dopo aver lasciato la sua testimonianza in tribunale, cinque trafficanti sono stati condannati. La storia degli avvenimenti di Sarah Forsyth è raccolta nel suo libro autobiografico “Slave Girl“.


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