Sudafrica, ritrovata dagli archeologi la città perduta di Kweneng
Sudafrica, ritrovata dagli archeologi la città perduta di Kweneng
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Sudafrica, ritrovata dagli archeologi la città perduta di Kweneng

Una equipe di archeologi dell'università di Johannesburg, utilizzando una nuova tecnologia laser ha riportato alla luce la città perduta di Kweneng

In Sudafrica è stata riportata alla luce l’antica città perduta di Kweneng, che prima di essere rasa al suolo agli inizi del XIX secolo era da considerarsi una delle più importanti città sudafricane. L’esistenza della città era già nota agli archeologi, che per la prima volta sono però riusciti a determinarne la reale estensione. E quindi l’importanza che rivestiva per le popolazioni locali già prima che arrivassero i primi coloni europei.

La città perduta di Kweneng

Il professor Karim Sadr – aiutato negli scavi dalla sua equipe di scienziati del dipartimento di archeologia dell’Università di Johannesburg – utilizzando una nuova tecnologia laser è riuscita a dimostrare che Kweneng, situata a circa 50Km dalla capitale sudafricana, era una volta una grande città costituita da centinaia di abitazioni, con un grande piazza, alcune case con muri di cinta e un vivace mercato.

La città aveva una dimensione di circa 50Km quadrati, e sono stati ritrovati i resti di oltre 900 abitazioni, in grado di ospitare fino a 20000 persone.

Anche se si ritene più probabile che la reale popolazione stabile fosse di di circa 5000 abitanti.

Una scoperta molto importante non solo per il Sudafrica, ma per l’intero continente. In grado infatti di dimostrare come le teorie dell’apartheid – secondo le quali il continente africano era una vasta distesa di nulla, solo in attesa di accogliere i colonizzatori europei – erano da considerarsi infondate. Una teoria già fortemente contestata da numerose ricerche dei decenni passati, che trovano però ulteriore conferma in questo ritrovamento.

La lunga vita della città

Secondo il professor Sadr, Kweneng era infatti parte di una serie di insediamenti dell’area nord del Sudafrica, abitato da persone di lingua Tswana – appartenente al ceppo delle lingue del Niger/Congo – già parecchi secoli prima dell’arrivo dei coloni europei. Ed ha resistito nei secoli fino agli inizi del XIX secolo, quando venne rasa al suolo nel corso di un evento violento. Del quale non si sa però quasi nulla. Si ritiene che posa essere caduta vittima del duro conflitto innescato dall’espansionismo del regno Zulo. Un evento che ha colpito duramente in tutta l’area, portando alla distruzione di numerosi insediamenti urbani.

La valenza politica del ritrovamento

Un ritrovamento che in Sudafrica assume anche una valenza politica. Bisogna infatti considerare che la storia del regno di Mapungubwe, il cui apice è stato raggiunto tra il 1220 e il 1290, era stata nascosta durante gli anni della segregazione razziale. Nascosta perchè metteva in crisi le certezze nelle quali trovavano fondamento le ideologie razziste dell’élite bianca. Teorie secondo le quali il paese non sarebbe stato abitato fino al XVI secolo, quando giunsero i primi coloni europei. Solo a quel punto sarebbero giunte nel paese anche popolazioni nere, che – sempre secondo le teorie dell’apartheid, si sarebbero stabilite solo in alcune piccole aree. Lasciando così libere intere porzioni di territorio, che attendevano solo di essere messe a produzione. Teorie ormai rivelatesi completamente irreali, e che vengono ora nuovamente sconfessate da questo notevole ritrovamento.

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