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Australia, stupra e uccide una bimba: pedofilo uscirà dal carcere
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Australia, stupra e uccide una bimba: pedofilo uscirà dal carcere

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La scomparsa della piccola Samantha Knight rimase un mistero per 15 anni. Solo nel 2001 fu accusato dell'omicidio il pedofilo Michael Anthony Guider.

In Australia si torna a parlare della piccola Samantha Knight, rapita il 19 agosto 1986 all’uscita dalla scuola, drogata, molestata e uccisa dal pedofilo Michael Anthony Guider. L’uomo, oggi 69enne, non ha mai mostrato alcun rimorso per quanto fatto alla bambina e tra pochi mesi rischia di uscire dal carcere.

Il pedofilo di Sam torna libero

All’epoca dei fatti Michael Anthony Guider aveva circa 30 anni. Come ricorda fanpage.it, viveva a Bondi, nella periferia orientale di Sydney, vicino alla casa della mamma di Samantha Knight, 9 anni. La scomparsa della bambina è rimasta un mistero per più di 15 anni, fino a quando nel 2001 l’uomo fu accusato dell’omicidio di Sam.

Michael Anthony Guider era già in carcere dal 1996, perché accusato di 60 reati contro 11 bambini. Il corpo di Samantha Knight non fu mai ritrovato ma ad un certo punto gli inquirenti si resero conto che il detenuto era responsabile anche della sparizione della piccola.

L’uomo aveva approfittato anche in questo caso del suo ruolo da baby sitter per molestare Sam.

Guider, messo alle strette, dichiarò di aver cominciato a molestare la bambina nel 1984 fino a quando, due anni dopo, l’ha rapita all’uscita dalla scuola, drogata con un sonnifero e violentata. La piccola sarebbe morta per overdose nel salotto dell’uomo.

Stretta sorveglianza

Michael Anthony Guider sostenne che il corpo di Sam fu nascosto a Cooper Park nella vicina Bellevue Hill, ma di averlo disseppellito dopo circa 18 mesi perché nell’area erano iniziati i lavori. L’uomo però non ha mai fatto trovare il cadavere della piccola, sostenendo di aver gettato i resti in una discarica.

L’uscita di Guider dal carcere è al vaglio anche del governo australiano del New South Wales. Intanto, la Procura dello Stato ha presentato un ricorso alla Suprema Corte per bloccare il suo rilascio per almeno un altro anno. L’obiettivo, inoltre, è imporre sull’uomo, una volta libero, una stretta sorveglianza affinché venga periodicamente controllata la sua residenza, i suoi spostamenti e le persone che frequenta.

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