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Omicidio-suicidio: uccide moglie e figli poi si getta da scogliera

Ha ucciso moglie e figli, poi si è suicidato nel posto dove fece la proposta di matrimonio alla compagna.

paul e geraldine

Ha colpito la moglie con un martello, poi ha accoltellato la figlia di 11 anni e il figlioletto di 6. Alla base del folle gesto la convinzione che la moglie lo tradisse con un altro uomo. Dopo il triplice omicidio l’uomo è salito su un treno diretto all’isola di Anglesey, in Galles, dove si è buttato da una scogliera alta più di 70 metri.

Proprio lì, 17 anni prima, aveva chiesto alla moglie Geraldine di sposarlo.

Triplice omicidio

Il 42enne era fermamente convinto che la moglie lo tradisse. Per questo motivo, preso da un raptus di rabbia ha ucciso lei e i due figli. Subito dopo ha affrontato un viaggio in treno di più di 200 chilometri partendo da Leeds. La sua destinazione è stata l’isola di Anglesey, in Galles, dove si è tolto
la vita nello stesso luogo dove aveva fatto la proposta di matrimonio alla moglie anni prima.

La scoperta dei tre cadaveri è avvenuta il 2 febbraio 2016 nella casa di famiglia. Solo poche ore dopo è stato rinvenuto anche il cadavere dell’uomo nella parte inferiore della scogliera.

Il precedente

La Corte di Wakefield ha confermato che Newman ha colpito la moglie alla testa con un martello per almeno 3 volte. Avrebbe poi adagiato il corpo sul divano per coprirlo con un piumone. Ha poi pugnalato i due figli al petto e al collo per 22 volte.

Anche in questo caso avrebbe adagiato i corpi su un letto per poi coprirli.

Newman era già stato condannato a 17 settimane nel 2013 per aggressione e percosse sulla moglie. L’uomo era stato colto da rabbia dopo aver letto alcuni messaggi di un altro uomo sul suo telefono. Stando a quanto riferito dalla sorella, il marito pensava che la moglie avesse una relazione con un uomo di nome Martin.

La donna ha poi assicurato che fino a quel momento il fratello non era mai stato violento. L’uomo assumeva antidepressivi e soffriva di un disturbo ossessivo compulsivo al momento
dell’omicidio, come ha confermato la Corte.

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