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Strage moschee in Nuova Zelanda: sulle armi il nome di Luca Traini
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Strage moschee in Nuova Zelanda: sulle armi il nome di Luca Traini

Luca Traini

Ad ispirare la strage delle due moschee in Nuova Zelanda non solo Anders Breivik. I terroristi avevano scritto sui caricatori anche altri nomi.

La matrice dell’attacco contro le due moschee di Christchurch in Nuova Zelanda, che ha causato almeno 49 morti, è sicuramente il razzismo anti islamico. A confermarlo non solo le dichiarazioni del killer Brenton Tarrant, nel live video della strage, ma anche un manifesto “anti-immigrati e anti-musulmani” apparso sui social e una inquietante foto di caricatori di armi automatiche su cui compare il nome di Luca Traini.

Da Breivik a Traini

Brenton Tarrant, il 28enne autore dell’attacco nelle due moschee di Christchurch in Nuova Zelanda durante la preghiera del Venerdì, per compiere la sua folle azione omicida non si sarebbe ispirato solo “alla strage compiuta ad Utoya, in Norvegia, da Anders Breivik” come lui stesso dichiara nel video che immortala la straziante scena, che ha causato almeno 49 morti.

La matrice dell’attacco è infatti il razzismo anti islamico. Nel live Tarrant si proclama difatti un “suprematista bianco”, descrizione che appare anche in un manifesto di 87 pagine “anti-immigrati e anti-musulmani” apparso sui social poco prima della strage.

Ma su Twitter compare anche un’inquietante foto, postata a quanto pare da uno dei terroristi (il commando era composto da almeno 4 persone). Nell’immagine si vede una lista di eventi storici e di nomi scritti su alcuni caricatori di armi automatiche.

Tra questi nomi compare anche quello dell’italiano Luca Traini, il 28enne di Tolentino autore della sparatoria contro gli immigrati avvenuta a Macerata il 3 febbraio del 2018, per cui è stato condannato a 12 anni di carcere con l’aggravante dell’odio razziale.

Gli altri nomi

Nei caricatori compare poi il nome di Sebastiano Venier, doge della Repubblica di Venezia che sconfisse i turchi durante la battaglia di Lepanto del 1571 impedendo così l’avanzata dell’impero ottomano in Europa. Tra gli “eroi” di questi terroristi anche Alexandre Bissonnette, attentatore responsabile dell’attacco in Canada a una moschea a Quebec City il 30 gennaio 2017 che causò la morte di sei persone.

armi

Tra gli altri nomi “storici” quello di Novak Vujosevic, protagonista della battaglia di Fundina del 1876 a Kuci, in Montenegro, combattuta tra l’esercito cristiano montenegrino e quello ottomano, e di Carlo Martello, re dei Franchi che combattè la Battaglia di Poitiers in cui sconfisse Abd al-Rahaman, bloccando l’espansione musulmana verso l’Europa occidentale.

Citati anche alcuni avvenimenti storici. Nei caricatori compare per esempio la scritta Rotherham, dove nel 2014 scoppiò lo scandalo di 1.400 bambini abusati. Gli arrestati in gran parte provenivano dalla comunità pachistana del luogo. Evocato anche lo scontro di Shipka Pass (Bulgaria) del 1877 tra l’impero russo e quello ottomano. Tra le scritte anche Vienna 1683, la battaglia cioè che concluse l’assedio dell’esercito turco alla capitale austriaca durato due mesi. Anche qui la coalizione delle forze cristiane sconfisse l’impero ottomano.


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