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Filmavano i clienti degli hotel di nascosto: due arresti

Sorvegliavano 42 stanze in almeno 30 diverse strutture alberghiere sparse in tutto il paese. Per poi diffondere i video a pagamento

Hanno filmato di nascosto circa 1600 persone, riprendendole nell’intimità delle proprie camere d’albergo. Diffondendo poi i video in streaming, e mettendoli a disposizione di chiunque fosse disposto a pagare per vederli.

La polizia ha infatti ritrovato videocamere in ben 42 stanze di 30 strutture alberghiere sparse in 10 diverse città di tutto il paese. Le indagini hanno portato all’arresto di due uomini, mentre altre due persone sarebbero indagate, accusate dalle forze dell’ordine di essere loro complici.

Telecamere nascoste in numerosi oggetti

Gli investigatori hanno ritrovato telecamere nascoste all’interno di decoder televisivi, prese della corrente e asciugacapelli a muro. Immagini che stando a quanto affermato dal dipartimento di investigazione cibernetica della Polizia, venivano immediatamente diffuse in streaming su un sito basato all’estero che poteva contare circa 4000 membri.

Di questi, 97 pagavano un abbonamento mensile di 44.95 Dollari Americani, che gli consentiva l’accesso ad alcuni extra. Come per esempio alla possibilità di accedere a tutte le registrazioni degli streaming trasmessi.

Il primo caso di trasmissione in diretta

E se già in passato alla polizia è capitato di individuare telecamere nascoste in luoghi privati, questa è la prima volta in cui gli agenti si imbattono nella trasmissione in streaming di filmati ottenuti di nascosto. Un problema molto diffuso in Corea del Sud: solo nel corso del 2017 sono stati infatti oltre 6.400 i casi in cui la polizia ha scoperto la presenza di telecamere celate in luoghi che spaziano dai bagni pubblici alle camere dei molti alberghi a ore che costellano le località turistiche del paese.

Un problema serio per la Corea del Sud

Una situazione che nel corso del 2018 ha portato in piazza migliaia di donne.

Unite nel protestare contro questa sinistra pratica dallo slogan “La mia vita non è la tua pornografia”. Una protesta di massa che ha portato la città di Seoul ha formare una squadra di ispettori tutta al femminile, a cui è stato affidato il compito di ispezionare gli oltre 20.000 bagni pubblici della città. Una mossa che è però stata giudicata una risposta superficiale a quello che sarebbe in realtà un problema sociale.

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