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Brunei applica la Sharia: al via lapidazioni e mutilazioni

Brunei, presa la decisione: da marzo saranno applicate le regole della legge islamica, che prevede amputazioni e lapidazioni.

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Il Sultanato del Brunei, piccolo stato incuneato nella parte nord occidentale dell’isola del Borneo, ininterrottamente guidato dall’ormai lontano 1967 dal ricchissimo Sultano Hassanal Bolkiah, dal 3 aprile incomincerà ad applicare la legge islamica della Sharia. Prevista quindi la pena di morte tramite lapidazione per i gay e gli adulteri, oltre all’introduzione nel codice penale di punizioni quali l’amputazione di mani e piedi come pena per il furto.

La svolta conservatrice del Brunei

Il Brunei, che nel corso degli ultimi anni ha sposato una forma di Islam molto conservatore, aveva già annunciato nel 2013 l’intenzione di procedere con l’imposizione della Sharia. Una decisione presa dal sultano in persona, che – come ricorda il Guardian – aveva salutato la decisione come “Un grande traguardo”.

L’implementazione di tale decisione, però, aveva subìto un forte rallentamento a causa delle rimostranze espresse dalla comunità internazionale, dimostratasi in profondo disaccordo con le più dure punizioni previste dal codice islamico.

Da aprile scatta l’applicazione della Sharia

Stando a quanto annunciato dal governo, però, con l’inizio del mese di aprile si darà infine applicazione alla Sharia. Un’annuncio che però suscita forte contrarietà tra le organizzazioni che si occupano della tutela dei diritti umani. É Amnesty International infatti la prima a chiedere che il governo fermi immediatamente l’implementazione delle nuove pene, seguita da molte altre.

La ricchezza del Sultanato

Il sultanato del Brunei, la cui economia può fare conto su enormi riserve di petrolio e di gas naturale, ha accumulato negli anni enormi ricchezze. Tanto da permettere allo stato di non richiedere alcuna tassa a suoi cittadini, offrendo scuole e sevizio sanitario totalmente gratuiti. Limitando però, come spesso accade nei cosiddetti “Rentier State”, le possibilità di partecipazione e rappresentanza dei sudditi.

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