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Ratzinger e la pedofilia: “Il collasso spirituale è iniziato nel ’68”

Benedetto XVI pubblica alcuni suoi "appunti" sulla crisi morale all'interno della Chiesa, sottolineando che tutto parte dalla "Rivoluzione del 1968".

Papa Emerito

Il Papa Emerito interviene, attraverso la pubblicazione di alcuni suoi “appunti”, sulla crisi della Chiesa sfociata poi nello scandalo pedofilia. Ratzinger mette nero su bianco come tutto sia iniziato con la “Rivoluzione del 1968” quando i valori ed i criteri validi sino a quel momento “in tema di sessualità sono venuti meno completamente”.

“Pedofilia come permessa e conveniente”

“Dal 21 al 24 febbraio 2019, su invito di Papa Francesco, si sono riuniti in Vaticano i presidenti di tutte le conferenze episcopali del mondo per riflettere insieme sulla crisi della fede e della Chiesa avvertita in tutto il mondo a seguito della diffusione delle sconvolgenti notizie di abusi commessi da chierici su minori. La mole e la gravità delle informazioni su tali episodi hanno profondamente scosso sacerdoti e laici e non pochi di loro hanno determinato la messa in discussione della fede della Chiesa come tale.

Si doveva dare un segnale forte e si doveva provare a ripartire per rendere di nuovo credibile la Chiesa come luce delle genti e come forza che aiuta nella lotta contro le potenze distruttrici” scrive sul mensile tedesco Klerusblatt Joseph Ratzinger.

Il Papa Emerito ha deciso infatti di pubblicare alcuni suoi “appunti” sul tema, forse per dare maggiore profondità teologica alle conclusioni della riunione di febbraio. Benedetto XVI fissa così “nel ventennio 1960-1980” il periodo durante il quale “i criteri validi sino a quel momento in tema di sessualità sono venuti meno completamente”.

“Ne è risultata un’assenza di norme alla quale nel frattempo ci si è sforzati di rimediare” sottolinea.

“Della fisionomia della Rivoluzione del 1968 fa parte anche il fatto che la pedofilia sia stata diagnosticata come permessa e conveniente” ricorda ancora Ratzinger, riflettendo: “Quantomeno per i giovani nella Chiesa, ma non solo per loro, questo fu per molti versi un tempo molto difficile. Mi sono sempre chiesto – ammette quindi – come in questa situazione i giovani potessero andare verso il sacerdozio e accet­tarlo con tutte le sue conseguenze. Il diffuso collasso delle vocazioni sa­cerdotali in quegli anni e l’enorme numero di dimissioni dallo stato cle­ricale furono una conseguenza di tutti questi processi”.

Il collasso della teologia morale cattolica

Il Papa Emerito chiarisce poi che “indipendentemente da questo sviluppo, nello stesso periodo si è verifica­to un collasso della teologia morale cattolica che reso inerme la Chiesa di fronte a quei processi nella società”.

Benedetto XVI sottolinea quindi come “Papa Giovanni Paolo II, che conosceva molto bene la situazione della teologia morale e la seguiva con attenzione, dispose che s’iniziasse a la­vorare a un’enciclica che potesse rimettere a posto queste cose”, pubblicata nel 1993 con il titolo “Veritas Splendor”. Ma il Papa Emerito rivendica anche il lavoro svolto per redigere il Catechismo della Chiesa cattolica, evidenziando che entrambe le opere furono accolte non senza polemiche.

Da una parte Papa Wojtyla ribadiva “l’affermazione che ci sono azioni che non possono mai diventare buone“. Ma in quegli anni bastava che gli studenti dei seminari venissero scoperti a leggere i libri di Ratzinger per essere “considerati non idonei al sacerdozio”, denuncia.

Il problema “infallibilità” della Chiesa

Joseph Ratzinger evidenzia poi: “Nella teologia morale, nel frattempo, era peraltro divenuta pressante un’altra questione: si era ampiamente affermata la tesi che al magistero della Chiesa spetti la competenza ultima e definitiva (‘infallibilità‘) solo sulle questioni di fede, mentre le questioni della morale non potrebbero divenire oggetto di decisioni infallibili del magistero ecclesiale”.

“In questa tesi – prosegue – c’è senz’altro qualcosa di giusto che merita di essere ulteriormente discusso e approfondito. E tuttavia c’è un minimum morale che è inscindibilmente connesso con la decisione fondamentale di fede e che deve essere difeso, se non si vuole ridurre la fede a una teoria e si riconosce, al contrario, la pretesa che essa avanza rispetto alla vita concreta. Da tutto ciò emerge come sia messa radicalmente in discussione l’autorità della Chiesa in campo morale. Chi in quest’ambito nega alla Chiesa un’ultima competenza dottrinale, la costringe al silenzio proprio dove è in gioco il confine fra verità e menzogna“.

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