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Colpo di Stato in Sudan, il presidente Al Bashir si dimette

Almeno 11 persone sono morte negli scontri nella capitale. Circondato il palazzo presidenziale e arrestati i funzionari di governo.

Sudan, colpo di Stato
Sudan, colpo di Stato

È un colpo di Stato quello in atto in Sudan, nel quinto giorno di proteste nella capitale Khartoum. L‘esercito ha circondato il palazzo presidenziale e ha fatto irruzione nella sede dell’emittente radiotelevisiva statale per lanciare un messaggio a tutta la nazione.

Secondo fonti locali, citate dall’Ansa, il presidente Omar Al Bashir ha rassegnato le dimissioni e i funzionari di governo sono stati arrestati. L’esercito nominerà presto una Commissione militare, a cui spetterà il compito di guidare il Paese durante il periodo di transizione successivo alla deposizione di Al Bashir.

Le proteste a Khartoum

Diversi testimoni e media locali, riferisce La Stampa, parlano di almeno 40 veicoli militari che hanno circondato il palazzo del presidente.

I portavoce dell’esercito hanno dichiarato che l’annuncio a reti unificate arriverà “presto”, ma per il momento tutto ciò che l’emittente radiotelevisiva trasmette sono musiche militari senza interruzione. Sono però già giunti gli appelli dell’Associazione dei Professionisti Sudanesi (la Sudan Professionist Association), nata sette anni fa da un accordo tra circa 200 docenti universitari del Paese. L’Associazione ha chiesto al “popolo di tutta la capitale e della regione circostante di recarsi immediatamente nell’area del sit-in e di non andarsene da lì fino alla nostra nuova comunicazione”.

Almeno undici vittime

È di undici vittime il bilancio provvisorio degli scontri che stanno insanguinando il Sudan, secondo quanto riferito dall’agenzia stampa ufficiale Suna. Hasan Ismail, portavoce del governo, ha citato un “rapporto del capo della polizia di Khartoum che riportava undici martiri, tra cui sei membri delle forze di sicurezza, negli incidenti di martedì”. Dei medesimi scontri ha parlato anche il leader dell’opposizione, Sadiq al Mahdi, che ha denunciato la morte di una ventina di manifestanti “negli attacchi armati quotidiani di individui mascherati” dall’inizio di aprile.

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