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Libia, continua la guerra vicino a Tripoli: è strage di bambini

Continua la guerra vicino a Tripoli. Oltre 100 vittime dall’inizio del conflitto, 28 sono bambini. Lunedì 15 aprile il bilaterale a Roma

Libia
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Dopo una notte di combattimenti, i soldati dell’uomo forte della Cirenaica hanno sfondato le linee avversarie, avanzando a colpi di artiglieria, missili Grad e sostenuti dai raid aerei, fa sapere Ansa. Due le zone conquistate per diverse ore: quella di Suani ben Adem, 25 km a sudovest di Tripoli, e quella di Aziziya, una trentina di chilometri più a sud, lungo la direttrice che conduce a Zintan e Gharyan, in Libia.

Prosegue la strage nel decimo giorno della guerra proclamata dal maresciallo. Continuano i volenti scontri lungo l’asse a sud-ovest della Capitale. Attacchi e controffensive, avanzate e ritirate, morti, feriti e centinaia di civilii intrappolati: si fa sempre più cruenta la battaglia alle porte di Tripoli, che si combatte furiosamente tra le forze fedeli al governo internazionalmente riconosciuto di Fayez al Sarraj e quelle di Khalifa Haftar.

Nel centro di Tripoli, per il momento, arrivano solo gli echi delle battaglie che si combattono alle sue porte.

Lunedì 15 aprile 2019 ci sarà il bilaterale a Roma. Si terrà l’incontro tra Conte e il vicepremier e ministro degli Esteri del Qatar Mohammed Al Thani. Il Premier avverte: “Rischio crisi umanitaria”.

Prosegue la guerra in Libia

Dopo ore di battaglia, lanci di razzi e vittime (soprattutto civili), le milizie di Tripoli hanno lanciato il contrattacco e respinto i nemici a Suani ben Adem. Le truppe di Haftar sono state costrette alla ritirata, lasciando diverse unità di fanteria lungo la linea di un fronte frastagliato, lontane dalle retrovie, riporta ancora Ansa.

I soldati, a corto di munizioni, nel pomeriggio di sabato 13 aprile 2019, sparavano contro i tuwar nel tentativo di aprirsi una via di fuga. Quelli che difendono la capitale sono poi avanzati su Aziziya, strappando parte della città agli avversari. Sul campo sono arrivate anche le temibili milizie di Zintan, protagoniste della cacciata di Muammar Gheddafi da Tripoli nel corso della rivoluzione del 2011 e pronte ora a combattere per la difesa della capitale.

Il bilancio dall’inizio dell’offensiva, il 4 aprile, è di almeno 100 morti, tra i quali 28 bambini. Così fanno sapere fonti mediche. Decine e decine di famiglie sono bloccate tra due fuochi. In moltissimi, soprattutto donne, chiamano tutti i giorni il centro di emergenza di Tripoli, chiedendo cibo, acqua oppure “qualcuno che ci venga a prendere”. Ad Ain Zara, a 15 km a sudest della capitale, una scuola elementare deserta è stata centrata da un raid di Haftar. Non ci sono state vittime, ma le bombe hanno terrorizzato i tanti rifugiati presenti nell’area, che nei giorni scorsi hanno cercato di difendersi e ripararsi andando in edifici pubblici attualmente chiusi.

I militari di Tripoli

I militari di Tripoli hanno l’ordine di limitare la potenza di fuoco, evitare vittime e distruzioni. “Combattiamo per la nostra terra, per tutti i libici. Per questo sino ad oggi siamo ancora rimasti sulla difensiva: anche i soldati di Haftar sono nostri compatrioti”, ha detto all’Ansa il generale Abuseid Shwashli, al comando della regione del distretto sudovest. “Quelli di Haftar hanno armi più moderne, ma non le sanno usare. Sono soprattutto reclute, meno del 20% delle loro forze ha esperienza, e combattono per lo stipendio oppure perché sono costretti”, ha invece sottolineato Shwashli. “Se dovesse arrivare quell’ordine, saremmo costretti a fare terra bruciata”, ha detto ancora il comandante.

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