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Brexit, May apre a un secondo referendum: no di Corbyn

Per i laburisti il nuovo accordo è "una rimasticatura di quanto già discusso. Non vi sono cambiamenti fondamentali sull'unione doganale".

Brexit, May secondo referendum
Brexit, May secondo referendum

Si fa più concreta la possibilità di un secondo referendum sulla Brexit. Ad annunciarlo è stata Theresa May, riporta il Corriere della Sera, durante un discorso di presentazione del nuovo accordo di uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, sul quale la Camera dei Comuni sarà chiamata a esprimersi a inizio giugno. La premier ha ribadito la propria sostanziale contrarietà a un nuovo referendum, ma ha riconosciuto che si tratta di una “importante questione”, fortemente sentita tra i parlamentari. Da questo nasce la proposta di includere nella legge quadro sull’uscita dall’Ue anche un emendamento che preveda la possibilità di votare una nuova chiamata dei cittadini britannici alle urne.

Il nuovo accordo

“Stiamo facendo una nuova offerta per trovare un compromesso in Parlamento.

È l‘ultima opportunità, l’unico modo per ottenere la Brexit”, ha spiegato la premier. “Ho chiarito la mia posizione molte volte su questo punto. Non credo che questa strada [un nuovo referendum, ndr] sia quella che dovremmo percorrere. Credo che dovremmo implementare il risultato del primo referendum, non chiedere ai britannici di votare una seconda volta”. Ma il governo è disposto a scendere a compromessi e a includere “la possibilità di votare sul tenere o meno un nuovo referendum, che dovrà avvenire prima della ratifica di un accordo di ritiro. Dovete votare un nuovo accordo per avere un nuovo referendum“.

Il nuovo accordo prevede misure in grado di accontentare sia il governo che l’opposizione, ha sottolineato Theresa May. In particolare, si muove nella direzione di “un commercio il più vicino possibile” all’Ue e senza attriti ai confini.

Clausola che si traduce nella ricerca di un’alternativa al backstop, il meccanismo fortemente criticato da hard brexiters e unionisti irlandesi. “Il governo lascerà che sia il Parlamento a decidere cosa fare riguardo alle dogane“, ha continuato. Resta infatti acceso lo scontro tra i laburisti, sostenitori di un’unione doganale, e i conservatori.


L’opposizione del laburisti

L’accordo ha suscitato l’immediata reazione dei laburisti, che, attraverso il leader Jeremy Corbyn, hanno definito il testo presentato dalla premier “una rimasticatura di quanto già discusso. Non vi sono cambiamenti fondamentali sull’allineamento al mercato unico e sull’unione doganale”. L’accordo, hanno sottolineato, è troppo simile a quello già tre volte respinto a Westminister, nonostante abbia recepito alcune delle richieste avanzate proprio dai laburisti. Se il documento non subirà modifiche prima del suo arrivo alla Camera dei Comuni, “il Labour non sosterrà” il testo nella sua seconda lettura.

Nata in provincia di Monza e Brianza, classe 1994, è laureata magistrale in "Lettere moderne" presso l’Università degli Studi di Milano. Prima di collaborare con Notizie.it, ha scritto per la rivista Viaggiare con gusto.


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Lisa Pendezza

Nata in provincia di Monza e Brianza, classe 1994, è laureata magistrale in "Lettere moderne" presso l’Università degli Studi di Milano. Prima di collaborare con Notizie.it, ha scritto per la rivista Viaggiare con gusto.

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