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USA considera Julian Assange una spia: rischia 175 anni di carcere
Esteri

USA considera Julian Assange una spia: rischia 175 anni di carcere

Julian Assange

Per la prima volta gli Stati Uniti applicano lo Espionage Act contro un giornalista. Il fondatore di WikiLeaks rischia di non uscire più dal carcere.

“Questa è una follia. È la fine del giornalismo che scrive di sicurezza nazionale e del Primo emendamento” tuona su Twitter WikiLeaks, commentando la notizia che un gran giurì statunitense ha mosso contro Julian Assange 17 capi d’imputazione ai sensi dello Espionage Act. In base a queste incriminazioni il fondatore di WikiLeaks, che attualmente si trova in un carcere del Regno Unito in attesa di un’udienza per l’estradizione, rischia una condanna fino a 175 anni di prigione.

Le accuse

“L’amministrazione Trump lancia un attacco senza precedenti alla stampa libera mondiale” si legge in una nota di WikiLeaks. E’ la prima volta infatti che lo Espionage Act, varato nel 1917, viene mosso contro un giornalista ed editore. L’avvocato di Julian Assange, Barry Pollack, ha infatti sottolineato: “Con queste accuse oggi il governo americano ha di fatto ammesso che è un reato incoraggiare le fonti a fornire informazioni veritiere e a pubblicare tali informazioni”.

Sotto accusa infatti i documenti rilasciati da WikiLeaks nel 2010, quelli che portarono alla pubblicazione del video Collateral Murder che mostra l’attacco mortale messo in atto da due elicotteri Apache statunitensi nei confronti di civili iracheni e giornalisti della Reuters.

Quello stesso anno WikiLeaks diffuse più di 300mila cablo riservati dell’esercito statunitense, che rivelarono abusi, torture e violenze perpetrate durante la guerra in Iraq e le inadempienze delle autorità nel perseguire tali comportamenti e reati.

“Non è giornalismo”

Il Dipartimento di Giustizia USA dichiara che Julian Assange “è stato complice di Chelsea Manning, un ex analista dell’intelligence statunitense, che ha ottenuto e divulgato illegalmente documenti classificati relativi alla difesa nazionale”. Tutte le accuse, in sostanza, si basano difatti su una manciata di documenti in cui sono apparsi alcuni nomi di persone che avrebbero fornito informazioni agli Stati Uniti in merito a diverse aree di guerra.

Da sottolineare che molti media, in tutto il mondo, hanno pubblicato queste stesse informazioni ma contro di loro non è stata (almeno per il momento) mossa alcuna accusa. Gli Stati Uniti si limitano a giustificare tale incongruenza sostenendo che Julian Assange non sarebbe un giornalista.

Chelsea Manning non tradisce Julian Assange

Prima di muovere tali accuse contro Julian Assange il gran giurì aveva convocato Chelsea Manning, ma lei si è rifiutata di testimoniare contro il fondatore di WikiLeaks ed attualmente si trova di nuovo in carcere per “oltreggio alla corte”.

Le accuse mosse dagli Stati Uniti confermano quindi i timori di Assange, che ha trascorso quasi sette anni confinato all’interno dell’ambasciata dell’Equador a Londra per evitare l’estradizione in Svezia dove è accusato di sex crime (apporti sessuali consensuali ma non protetti).

Il giornalista infatti fin da subito aveva denunciato che erano in realtà gli USA a volerlo in prigione.


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