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Parigi, idraulico picchiato per aver sbagliato dei lavori
Esteri

Parigi, idraulico picchiato per aver sbagliato dei lavori

hassa bin salman

I fatti risalirebbero a settembre 2016: un processo è stato ora aperto contro la principessa Salman.

Un idraulico egiziano è stato costretto a baciare i piedi della principessa Hassa, sorella del principe saudita Mohammed Bin Salman. L’episodio sarebbe avvenuto nell’appartamento parigino della donna, che avrebbe ordinato alla sua guardia del corpo di picchiare l’uomo. Un processo è stato aperto contro la donna per i fatti che risalirebbero al 2016.

La ricostruzione

Non per dei lavori mal eseguiti, ma molto probabilmente per una fotografia non gradita. Un idraulico egiziano sarebbe stato picchiato, legato e costretto a baciare i piedi della principessa Hassa Bin Salman – sorella del principe saudita Mohammed, durante dei lavori di ristrutturazione nel 2016 nell’appartamento della donna. Questo quanto emerso nel processo che si è aperto a Parigi proprio contro la principessa, accusata ora di rapimento: Ashraf Eid, l’operaio, sarebbe infatti stato colpito ripetutamente dalla guardia del corpo “Uccidilo, è un cane, non merita di vivere”. La vittima ha dichiarato di essere stato assunto per dei lavori di rinnovamento all’interno dell’appartamento e, dopo aver scattato una fotografia ad Hassa, quest’ultima – infuriata, avrebbe accusato l’uomo di voler vendere l’immagine della principessa alla stampa.

A quel punto l’ordine di malmenare l’operaio alla guardia del corpo.

La parole della difesa

L’avvocato francese della donna, Emmanuel Moyne, ha negato tutte le accuse che sono state rivolte nei confronti di Hassa Salman, tra cui complicità nella violenza armata, sequestro di persona e furto ai danni dell’operaio che stava svolgendo le operazioni di ristrutturazione. L’abitazione, un’esclusiva residenza di Avenue Foch, si troverebbe nella zona occidentale di Parigi.


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Lavinia Nocelli, classe '94, marchigianamente di Senigallia. Arrivata per la prima volta a Milano nel 2013, ho studiato all'Accademia di Belle Arti di Brera. La mia tesi mi ha portato in Albania, dove ho realizzato un docufilm sulle nuove mete d'emigrazione Italiana, documentando la situazione a Tirana, la capitale. Nel mentre un docufilm in veste di aiuto registra con Francesca La Mantia, "La memoria che resta". Poi il fotoreportage nella "jungle" di Calais, Francia, il campo profughi da cui oltre 10000 rifugiati cercavano di passare i confini per arrivare nel Regno Unito. E i due anni a Parigi, all'Ecole Supérieur de Journalisme, dove ho seguito da vicino le manifestazioni dei Gilet Gialli. Fotogiornalista per Waamoz, scrivo tra Roma e Milano, dove collaboro con Notizie.it. Leggo per passione, scrivo per dovere: scambiate le frasi e aggiungete negativi in bianco e nero. E tanti chilometri in mezzo, percorsi e immaginati.