Scuote e uccide il figlio di tre mesi: “Non smetteva di piangere”
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Scuote e uccide il figlio di tre mesi: “Non smetteva di piangere”

figlio tre mesi_censored
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Matthew non riusciva a calmare il pianto del figlio di tre mesi: dopo averlo scosso, ha chiamato i soccorsi per dare la sua versione dei fatti.

Matthew Jones, residente a Ebbw Vale, in Galles, aveva ucciso il figlio di appena tre mesi nel dicembre 2016. Cody Rhys Williams-Jones è stato scosso così forte da riportare lesioni mortali. Il giovane padre, infatti, era rimasto solo con il figlio per qualche ora: stressato e agitato, l’uomo lo ha ucciso. Ora, però, i giudici lo hanno condannato a 9 anni di carcere con l’accusa di omicidio colposo.

Uccide il figlio di tre mesi

Matthew Jones è un giovane padre di 26 anni. Un pomeriggio del lontano dicembre 2016 era rimasto da solo con il figlioletto di 15 settimane. Dopo un momento di rabbia e stress, Jones ha raccontato di aver fatto cadere il piccolo. Gli inquirenti, però, hanno dato un’altra ricostruzione dell’incidente. Infatti, secondo quanto emerso dalle indagini, il giovane padre, giocatore di rugby, avrebbe perso la pazienza per il pianto del figlio e avrebbe iniziato a scuoterlo con forza. Il bimbo avrebbe riportato lesioni gravi, fratture alle costole e una commozione cerebrale.

Impossibile salvarlo: il bimbo è rimasto in agonia per un giorno. Poi il suo cuore di è fermato.

La corte e la condanna

La Corte di Newport condivide la ricostruzione degli inquirenti e definisce il giovane, allora 23enne, “frustrato”. Non riuscendo a calmare il pianto del figlio, infatti, il giovane residente del villaggio gallese di Beaufort, Ebbw Vale avrebbe preferito scuoterlo. Non appena il padre si è reso conto del suo gesto, però, per il piccolo era ormai tardi. KìJones ha allertato i soccorsi spiegando: “Lo stavo tenendo in braccio, quando mi è sfuggito, è rimbalzato sul letto e ha battuto la testa sul pavimento”. Ma l’autopsia ha rivelato la verità. Il processo di condanna è durato tre anni, ma la corte ha condannato il padre a 9 anni di carcere per omicidio colposo. Inutili, infine, le attenuanti degli avvocati: “In quel momento era molto stressato – hanno spiegato al giudice. – Nei sei giorni precedenti all’omicidio aveva lavorato in fabbrica per ben 65 ore ed era frustrato dal non riuscire a far avere una vita economicamente dignitosa per il piccolo.

Si è mostrato pentito ed ha ammesso di aver fallito come padre e come essere umano”.


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Laura Pellegrini
Classe 1998, cresciuta condividendo il sogno del padre. Veronese di origini, ma milanese acquisita. Studentessa universitaria presso la facoltà di "Comunicazione e Società" con un grande sogno nel cassetto: costruire una carriera internazionale e un nome nel giornalismo politico. Amante dei viaggi e curiosa rispetto ai fatti di attualità, insegue con determinazione il suo obbiettivo.