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Coronavirus, lettera del medico di Wuhan: “Ho lottato per la verità”

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Il medico di Wuhan che per primo si accorse dell'insorgere dell'epidemia ha lasciato come testamento una toccante lettera di addio.

Coronavirus lettera medico Wuahn

A qualche giorno di distanza dalla morte del medico di Wuhan che per primo aveva lanciato l’allarme relativo al coronavirus, spunta una lettera da lui lasciata come testamento prima di morire.

Coronavirus: la lettera del medico di Wuhan

Li Wen Liang si è dapprima concentrato sulla sua famiglia menzionando i genitori, i figli e la moglie incinta che avrebbe partorito poco dopo il suo decesso, per poi giungere a parlare delle “tante persone innocenti che, anche se stanno morendo, mi guardano sempre negli occhi, con la loro speranza di vita“.

In un momento in cui percepiva la sua anima già in paradiso mentre il suo corpo abitava ancora in terra, si è posto delle domande struggenti dicendo addio per sempre ai suoi cari.

Si è chiesto dove fossero i sui genitori, sua moglie, come ha potuto rinunciare alla sua nuova casa a Wuhan, quanto dovrà essere difficile per mamma e papà perdere un figlio e per la sua compagna la dolce metà. “Arrivederci, miei cari. Addio, Wuhan, mia città natale. Spero che, dopo il disastro, ti ricorderai che qualcuno ha provato a farti sapere la verità il prima possibile“, ha scritto. Li era infatti stato il primo medico ad accorgersi dell’insorgere di una nuova epidemia, prontamente denunciato dalle autorità cinesi per le sue affermazioni.

Infine una speranza. Quella che, dopo il disastro inevitabilmente derivato dalla diffusione del virus, che in Cin continua a causare vittime, la città impari cosa significa essere giusti. E anche quella che mai più brave persone soffrano di paura senza fine e tristezza profonda e disperata. La conclusione del suo toccante scritto è affidata alle parole di San Paolo: “Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede.

Ora c’ è in serbo per me la corona di giustizia del Signore“.

Nata in provincia di Como, classe 1997, frequenta la facoltà di Lettere presso l'Università degli studi di Milano. Collabora con Notizie.it


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Francesco

“Ora c’ è in serbo per me la corona di giustizia del Signore” non credo proprio che un cinese avrebbe mai detto queste parole…la fonte qual’è?…
basta con le stronzate suvvia i cinesi non hanno un “Dio” ne tantomeno un Signore, smettiamola di comportarci come se il modo intero fosse cristiano o monoteista quando siamo decisamente in minoranza….

Roberto Centrone

Non è un caso che abbia menzionato San Paolo, era cristiano ,esistono anche in Cina

Anna

Emozionata leggo qiesto toccante testamento spirituale, aigurando il meritato riposo eterno ad uno dei rari hiusti di wuesti ultimo aridi tempi! Spero che qualcuno siprenda cura dei suoi cari e che si ricordino di lui almeno per i suoi meriti!


Contatti:
Debora Faravelli

Nata in provincia di Como, classe 1997, frequenta la facoltà di Lettere presso l'Università degli studi di Milano. Collabora con Notizie.it

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