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Migranti a Lesbo, bimbo morto in un tentativo di sbarco: “È disumano”

Dopo l'apertura delle frontiere da parte del presidente turco Erdogan, la situazione dei migranti a Lesbo è drammatica. Per Emma Bonino "è disumano".

migranti Lesbo
migranti Lesbo

Continuano gli scontri tra la polizia greca e i migranti che tentano di attraversare il confine tra Turchia e Grecia. I confini tra Turchia ed Europa “sono aperti”, ha annunciato il presidente turco Erdogan. “Non chiuderemo le porte ai rifugiati.

L’Unione europea deve mantenere le sue promesse”, ha dichiarato durante un discorso a Istanbul, riferendosi alla situazione di crisi al confine tra Turchia e Grecia e ai profughi in arrivo da Idlib. Nella regione siriana è in corso un conflitto tra le forze turche e quelle governative siriane di Bashar al-Assad, sostenute dalla Russia. Erdogan ha ribadito: “La Turchia non può far fronte a una nuova ondata di profughi”.

La polizia greca intanto fa sapere che sono circa 1.200 le persone radunatesi sul lato turco della frontiera di Kastanies. Alcuni sono riusciti a sfuggire ai controlli e, a bordo di piccoli canotti, hanno attraversato il fiume che delimita il confine tra le due nazioni. La tensione resta alta: chi arriva dalla Turchia lancia pietre contro la polizia, la quale risponde con gas lacrimogeni e granate stordenti. I migranti a Lesbo che cercano di mettersi in salvo sono sempre più numerosi.

Nel tentativo di sbarco è morto un bambino.

Migranti a Lesbo, la situazione di crisi

Dopo la decisione di Erdogan di aprire i confini con la Grecia, il governo di Ankara ha fatto sapere che non fermerà più i profughi che vogliono andare in Europa.

Lunedì 2 marzo un barcone partito dalla vicina costa turca si è ribaltato quando è stato avvicinato da un’unità della Guardia costiera greca. A bordo c’erano 48 persone, tutte tratte in salvo, meno uno: si tratta di un bambino morto nel tentativo di sbarco sull’isola greca di Lesbo. Il suo corpicino è rinvenuto poco dopo.

Nella notte due barche sono arrivate a Chios e altrettante a Samos. Si fa sempre più preoccupante la situazione a Lesbo, sulle cui coste solo nelle ultime ore sono arrivati cinque barconi. Sull’isola, infatti, nel campo di Moria, ci sono già 20mila rifugiati, contro le 3mila persone che può ospitare.

Non si placano neppure le tensioni. Giornalisti e fotoreporter vengono insultati e picchiati, urla contro il personale dell’Unhcr e un pullman della polizia è stato preso a sassate. In tale circostanza è stato ferito un agente. Gli abitanti di Lesbo, ormai esasperati per la situazione nella quale si trovano a vivere, hanno adottato comportamenti violenti. Decine di persone hanno impedito lo sbarco di un gommone nella località di Thermi. A bordo, in viaggio da diverse ore, c’erano una cinquantina di migranti, tra cui alcuni bambini. Non sono mancati gli insulti nei confronti del personale Onu che assisteva i migranti. È stato persino incendiato un centro per l’accoglienza dei migranti in disuso è stato dato alle fiamme.

Le difese del governo greco

Il ministro della Difesa greco, Nikos Panagiotopoulos, ha ribadito l’impegno di Atene volto a impedire l’ingresso di rifugiati. L’annuncio è stato dato alla luce della decisione presa dal governo di Ankara, che ha permesso il trasferimento dei migranti nelle zone di confine in risposta all’escalation con la Siria.

Il ministro ha fatto sapere che ci sono già stati diversi arresti e le autorità hanno aumentato i controlli tra le isole dell’Egeo orientale e la costa greca. Il ministro delle Politiche per le isole e la navigazione, Ioannis Plakiotakis, ha specificato: “I confini greci sono anche i confini di tutta Europa”.

La Grecia intanto ha impedito che 4mila migranti in arrivo dalla Turchia entrassero “illegalmente” nel Paese. Ankara si difende dalle accuse, dicendosi costretta ad allentare i controlli nei riguardi dei rifugiati che tentano di entrare in Europa a causa dei continui arrivi di rifugiati dalla Siria, messi in fuga dall’avanzata delle forze di Damasco e dalle tensioni nella provincia siriana di Idlib.

Le parole di Emma Bonino

Sulla situazione di crisi che si sta verificando lungo le coste greche e al confine tra Grecia e Turchia è intervenuta anche Emma Bonino, preoccupata per l’emergenza umanitaria che coinvolge l’intera Europa.

“Le catastrofi umanitarie non sono solo tragedie morali, sono fallimenti politici. Non soccorrere i profughi che rischiano la vita e soffrono la fame non è solo disumano, è contrario alle regole di diritto a cui siamo vincolati. Non si deroga all’umanità né alle regole di diritto”, ha detto in un’intervista a La Repubblica. “La Turchia oggi gestisce, anche per conto dell’Ue, tre milioni e mezzo di profughi che può “inviare” da un momento all’altro sui confini europei. Abbiamo dato a Erdogan il coltello per il manico”, ha dichiarato.

Sulla riunione straordinaria dei ministri degli Interni Ue, ha commentato: “Il conflitto siriano è un conflitto ampiamente internazionalizzato. Dovremmo “europeizzare” almeno la gestione delle conseguenze che riguardano più direttamente l’Ue e non solo gli stati europei prossimi alle aree di crisi”. Tuttavia, a sua detta, “l’Italia rimane prigioniera, anche con questo esecutivo, della trappola sovranista, che è un’ideologia che esibiamo, ma è innanzitutto un costo che subiamo, visto che l’assenza di integrazione e coordinamento europeo su questi temi oggi danneggia soprattutto l’Italia. Sono gli stati ‘sovrani’ a portare la Ue alla paralisi”.

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