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Coronavirus Cina, solo 36 casi a Wuhan: cosa prevede il modello cinese

Il modello adottato dalla Cina per fronteggiare il coronavirus sembra funzionare: i nuovi contagi a Wuhan sono aumentati di 16 unità.

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In Cina, nella città di Wuhan (epicentro del focolaio), nelle ultime ore sono stati registrati soltanto 36 nuovi casi di contagio da coronavirus. Il modello adottato dalla comunità cinese, quindi, pare funzionare. Infatti, sin dal primo giorno il governo aveva imposto misure serratissime ai cittadini.

Gli spostamenti erano stati limitati ai soli viaggi necessari, la quarantena aveva raggiunto livelli mai visti prima e i mezzi di trasporto (treni, aerei, bus) erano stati bloccati fin da subito. I cittadini hanno seguito con rigore le regole imposte dal governo e ora pare stiano raccogliendo i frutti dei loro sacrifici.

Coronavirus Cina: 36 contagi a Wuhan

Un modello che pare stia limitando la diffusione dei contagi da Covid-19. La Cina, e in particolare la città di Wuhan nell’Hubei, ha registrato soltanto 36 nuovi casi di coronavirus. Un risultato che è arrivato dopo settimane di rinunce da parte dei cittadini, che sono stati costretti a modificare anche i loro stili di vita.

Sin dal primo giorno di diffusione del nuovo coronavirus, la Cina aveva bloccato aeroporti, linee dell’alta velocità, fabbriche, uffici, scuole.

Le persone avevano drasticamente ridotto i loro spostamenti ed erano rimaste nelle loro abitazioni qualora sospettassero alcuni sintomi da Covid-19. Le spese venivano effettuate da mesi online e la consegna avveniva a moderata distanza per non favorire il contatto tra le persone. Il campionato di calcio cinese era stato bloccato e nessuno aveva opposto resistenza.

Per fermare l’epidemia da coronavirus, quindi, Pechino si è vista costretta a fermare le attività commerciali, sociali, sportive e professionali. Un modello, quello cinese, che ha permesso (stando ai dati) la limitazione e il contenimento del contagio. Undici dei centri speciali messi a disposizione dei malati (su un totale di 14 strutture) ormai non servono più. La ripresa delle attività, ormai imminente, potrebbe dimostrare una via possibile per l’uscita dall’emergenza. L’Italia potrebbe, a questo punto, volgere lo sguardo alla Cina.

Nata a Verona, classe 1998, studentessa universitaria presso la facoltà di "Comunicazione e Società". Prima di collaborare con Notizie.it, ha scritto per L'Arena.


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Giuseppe Fioravante
9 Marzo 2020 16:35

la Cina ci può prestare le unità di rianimazione che ormai cominciano ad essere sovarbbondanti da loro e anche personale infermieristico e medico.Tutto in tempi brevi.


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Laura Pellegrini

Nata a Verona, classe 1998, studentessa universitaria presso la facoltà di "Comunicazione e Società". Prima di collaborare con Notizie.it, ha scritto per L'Arena.

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