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Coronavirus, come gestiscono i rapporti intimi le nazioni in lockdown

Mentre l'Italia non si esprime sul tema sessualità, nel mondo sono in vigore diverse norme per regolare i rapporti intimi nell'emergenza coronavirus.

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Mentre in Italia il governo è dovuto intervenire per specificare il corretto significato del termine congiunto, utilizzato nell’illustrare le norme previste per la cosiddetta Fase 2, nel resto del mondo diversi paesi hanno approvato norme per salvaguardare il benessere sessuale di quei cittadini che, a causa della quarantena, non possono più praticare rapporti intimi con il proprio partner.

Se in Italia infatti le autorità pubbliche si guardano bene dal discorrere delle problematiche sessuali della popolazione, in altre nazioni i governi si sono dimostrati decisamente più empatici nel trattare anche di questo aspetto non indifferente della vita delle persone.

I rapporti intimi ai tempi del coronavirus

Nonostante nel nostro Paese i sessuologi e l’Associazione Italiana di Urologia abbiano esortato la popolazione a non fermare l’attività sessuale durante il lockdown, con il motto “fatelo, fatelo sempre, ma fatelo a casa”, il governo ha preferito non esprimersi sul tema trattandolo come un problema di secondaria importanza.

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Un comportamento diametralmente opposto a quello tenuto ad esempio dal ministero della Salute dell’Argentina, che nella persona dell’esperto Josè Barletta ha invitato i cittadini a praticare l’autoerotismo in mancanza di alternative valide per i rapporti intimi in quarantena: “Ci sono molte applicazioni online per incontrare persone, e strumenti come videochiamate, sesso virtuale e sexting”.

Analoghe prese di posizione sono state prese anche dal il Dipartimento per la Salute della città di New York, che alla fine del mese di marzo ha diffuso un opuscolo spiegando in poche righe come poter continuare ad avere una vita sessuale soddisfacente senza rischiare di contagiare il prossimo. Nell’opuscolo veniva infatti affermato: “Il partner più sicuro con cui avere rapporti sessuali sei tu”, invitando anche in questo caso alla pratica dell’autoerotismo.

L’approccio della Danimarca

Un approccio totalmente diverso da quello italiano arriva sena dubbio dalla Danimarca, dove Søren Brostrøm, il direttore generale dell’autorità sanitaria nazionale, ha affermato la necessità di continuare ad avere rapporti intimi anche durante la quarantena: “Il sesso è buono. Il sesso è sano. Siamo esseri sessuali, e ovviamente si può fare sesso in questa situazione. Come con qualsiasi altro contatto umano, c’è il rischio di infezione. Ma, ovviamente, si deve essere in grado fare sesso”.

Rimane tuttavia il problema degli assembramenti e della distanza sociale come sottolineano celebri app di dating come Tinder, che in questi giorni stanno inviando il seguente messaggio ai propri utenti: “La distanza sociale non deve significare disconnettersi. Speriamo di essere un luogo di connessione in questo momento difficile, ma è importante sottolineare che ora non è il momento di incontrarsi nella vita reale. Per favore, rimani qui per ora”.

Nato a Milano, classe 1993, è laureato in "Nuove Tecnologie dell’Arte" all’Accademia di Belle Arti di Brera. Prima di collaborare con Notizie.it ha scritto per Il Giornale.


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Jacopo Bongini

Nato a Milano, classe 1993, è laureato in "Nuove Tecnologie dell’Arte" all’Accademia di Belle Arti di Brera. Prima di collaborare con Notizie.it ha scritto per Il Giornale.

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