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Smart working, quando l’azienda deve pagare l’affitto dei dipendenti

Lo smart working ha degli oneri: così un tribunale ha deciso che un'azienda dovrà pagare l'affitto dei suoi dipendenti con un extra mensile.

Smart working cassa integrazione

Il periodo di lockdown forzato in gran parte del mondo ha rivelato i benefici del lavoro a distanza per molte società. Oggi, però, l’azienda potrebbe trovarsi a dover pagare l’affitto dei suoi dipendenti in smart working. È quanto decretato da un tribunale svizzero, che ha costretto a un’azienda elvetica di includere un extra nello stipendio dei suoi dipendenti per far fronte alle spese d’affitto e non solo.

L’azienda e l’affitto dei dipendenti in smart working

Secondo il tribunale elvetico, lo smart working comporta onori, ma anche oneri. E così, dopo una disputa legale fra un’azienda e i suoi dipendenti, si è arrivati all’accordo: l’azienda dovrà, così, aggiungere nella busta paga mensile 150 franchi – circa 149 euro.

In questo modo, i dipendenti non solo potranno far fronte alle spese dell’affitto, ma anche a quelle collaterali legate al lavoro (consumo dell’energia elettrica, ecc). Il provvedimento ha effetto retroattivo: ne beneficeranno i dipendenti costretti a lavorare in smart working dall’inizio del lockdown. Il requisito è, però, uno soltanto: che il dipendente sia stato costretto a lavorare a distanza contro la propria volontà. Sono, dunque, esclusi dal provvedimento tutti i dipendenti che avranno stipulato un accordo con l’azienda.

Smart working: ci sono dei rischi?

Sebbene per molti lavorare da casa si è dimostrato un piacevole modo di concepire il lavoro, non è tutto così semplice. Lo smart working ha dei rischi, soprattutto a livello fisico. Le più dirette sono sulla postura che, se non curata, può portare a problematiche di tipo osteoarticolare. Sul piano psichico, aumenta il rischio burnout, perché c’è il rischio di non staccare mai. In molti casi, infatti, il carico di lavoro aumenta, ed è difficile averne percezione quando l’ufficio diventa casa propria. Per questo, si arriva a lavorare più del necessario.

Smart working, dipendenti italiani soddisfatti

In Italia sono centinaia i lavoratori che si dicono soddisfatti dal lavoro a distanza. Stando a un sondaggio sullo smart working condotto da Izi, in collaborazione con Comin&Partners, in Italia l’80% dei lavoratori giudica positivamente questa modalità. Il 37% degli intervistati, inoltre, sarebbe persino disposto a rinunciare a parte del proprio stipendio pur di continuare a lavorare dalla propria abitazione. Il 35% sarebbe disposti a mantenere questa nuova normalità anche dopo l’emergenza sanitaria. Il 57%, invece, opterebbe per una formula di lavoro agile ed ibrida.

Il repentino lockdown degli Stati ha indotto le aziende ad attrezzarsi con il lavoro a distanza. Questa modalità potrebbe, però, essere una soluzione per tanti lavoratori anche in futuro.

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