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Coronavirus in Cina, incubo seconda ondata: cosa rischia Pechino?

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Dal mercato di Wuhan a quello di Pechino, il copione si ripete. In Cina c'è chi teme una seconda ondata di coronavirus, ma il Governo corre ai ripari.

Ripartono i test a tappeto a Pechino

Dopo il focolaio a Pechino, in Cina l’incubo di una seconda ondata di coronavirus ritorna. O forse, non è mai andato via. Dopo il parziale lockdown delle zone periferiche di Wuhan nel mese di maggio, oggi si teme un nuovo lockdown nel Paese asiatico.

Cosa rischierebbe la Cina in caso di nuovo epicentro?

Il coronavirus torna nei mercati cinesi

L’11 giugno scorso, nel mercato di Xinfadi a Pechino, sono stati registrati 79 nuovi contagi.

Stando ai dati resi noti dalle autorità sanitarie, solo nelle ultime 24 ore sono emersi 36 nuovi casi poisitivi. Data la centralità del mercato e la possibilità di un mini cluster, Pechino ha imposto il lockdown a ben undici quartieri che gravitano intorno al mercato. Nell’isolamento sono stati inclusi anche alcuni blocchi residenziali. Intanto, procedono a tappeto i controlli e test di monitoraggio sulle persone venute in contatto con il mercato di Xinfadi, dove si sarebbe originato il micro-focolaio.

Coronavirus: incubo seconda ondata in Cina?

Pechino rischia davvero una seconda ondata? È la domanda che sembra riecheggiare in questi giorni. Diversi luoghi culturali e sportivi erano stati riaperti, ma ora rischiano un nuovo lockdown. Per ora l’amministrazione di Pechino cerca di mantenere la situazione sotto controllo. Sono numerose le attività di monitoraggio e tracciamento, e questo è stato reso possibile anche grazie alla app data in dotazione ai cittadini cinesi.

Nei luoghi “più sensibili” riprenderanno i controlli della temperatura e saranno stretti i controlli. Ma l’argine cinese contro la pandemia passa anche dal fronte giudiziario. Il governo locale ha aperto un’indagine e ha rimosso alcuni funzionari locali dal loro incarico, incluso il general manager del mercato da cui l’infezione si sarebbe diramata.

Il pugno duro di Pechino

A destare preoccupazione è proprio il luogo di riferimento. Il mercato di Xinfadi è il più grande di Pechino e conta una superficie di 1,12 milioni di metri quadrati con almeno 10mila addetti.

Dall’hub transita circa l’80% delle merci della città. Gli esperti stanno ricostruendo le dinamiche del contagio: per la maggior parte, si sarebbe trattato di un caso di contagio importato dall’estero, sebbene si sappia ancora poco. Sun Chunlan, vicepremier di Pechino, ha palesato i timori di un’ampia diffusione del coronavirus considerando la centralità del mercato. Per questo, lei stessa ha imposto “severe indagini epidemiologiche” per tracciare e identificare il luogo da cui tutto sarebbe partito.

C’è chi teme un nuovo punto di partenza, come successo a Wuhan. La Cina farà di tutto per scongiurarlo.

Lucano classe 1987, archeologo di formazione, ha conseguito un master in giornalismo alla Eidos Communication di Roma e uno in comunicazione culturale alla Business School del Sole 24ORE. Collabora con TPI, L'Osservatore Romano e The Vision. Ha un podcast di approfondimento giornalistico, Point of News, e collabora con Notizie.it.


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Marco Grieco

Lucano classe 1987, archeologo di formazione, ha conseguito un master in giornalismo alla Eidos Communication di Roma e uno in comunicazione culturale alla Business School del Sole 24ORE. Collabora con TPI, L'Osservatore Romano e The Vision. Ha un podcast di approfondimento giornalistico, Point of News, e collabora con Notizie.it.

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