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Triatleta coreana si suicida dopo gli abusi da parte degli allenatori

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Choi Suk-hyeon era un'atleta sudcoreana. Si è suicidata dopo le angherie, gli insulti e i maltrattamenti da parte dello staff tecnico.

Choi Suk-hyeon
Photocredits: Twitter

Choi Suk-hyeon, triatleta sudcoreana di 22 anni, si è suicidata dopo aver subito innumerevoli abusi e umiliazioni da parte degli allenatori. Violenze che la giovane aveva più volte denunciato, rimanendo tuttavia inascoltata. Le autorità sportive della Corea del sud l’hanno ignorata volutamente.

La ragazza, oramai giunta al limite della sopportazione, ha deciso di farla finita. Come riporta la Bbc, Choi Suk-hyeon era stata selezionata nel 2015 per far parte della nazionale di triathlon coreana. All’epoca Choi era giovanissima: aveva soltanto 15 anni.

Suicidio triatleta 22enne: gli abusi degli allenatori

Nel corso degli anni, Choi Suk-hyeon avrebbe subito numerose angherie e maltrattamenti. I genitori della ragazza hanno consegnato alla tv locale Ytn Tv alcune registrazioni audio, che sembrerebbero confermare le denunce da parte della giovane triatleta.

Durante la sua breve carriera, la 22enne sarebbe stata percossa, insultata e molestata da parte dei membri del suo staff tecnico.

In una delle precitate registrazioni è possibile sentire una voce maschile che, rivolgendosi alla ragazza, le dice in maniera brusca e autoritaria: “Tu! Vieni qui.

Blocca le mascelle”. Subito dopo si avverte un suono secco, come quello di uno schiaffo. È stata aperta un’inchiesta. I genitori di Choi Suk-hyeon hanno deciso di rendere pubblico il diario della figlia in cui è possibile leggere come la giovane piangesse ogni giorno e che “preferiva morire” dopo essere stata ripetutamente “picchiata come un cane”.

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