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Extension, business dell’orrore: capelli umani dei prigionieri in Cina

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La terribile scoperta del business dell'orrore dietro la creazione delle extension.

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Il business dell’orrore dietro la creazione delle extension è stato scoperto e reso pubblico. Sono state create con capelli umani che appartengono a persone rinchiuse nei campi di internamento in Cina, costrette ai lavori forzati. Una notizia terribile, scoperta dalle autorità Usa, che hanno sequestrato 13 tonnellate di prodotti nei porti di New York e del New Jersey, dove le primarie democratiche sono state vinte da Biden.

Questi prodotti appartengono ai musulmani che sono detenuti nei campi di lavoro forzato nello Xinjiang, in Cina, dove è stato lanciato l’allarme per alcuni casi di peste bubbonica. “La produzione di questi beni costituisce una violazione dei diritti umani molto grave” ha spiegato Brenda Smith, vice commissario dell’Ufficio del Commercio del Customs and Border Protection. Questa è la seconda volta che la dogana Usa ha sequestrato prodotti per capelli provenienti dalla Cina.

Extension, business dell’orrore

Rushan Abbas è un attivista americano, la cui sorella è scomparsa in Cina due anni fa e probabilmente è rinchiusa in un campo di detenzione. Ha voluto mandare un forte messaggio a tutte le donne che usano extension e che non sanno cosa c’è dietro la loro creazione.

Secondo la CBP si può parlare anche di lavoro forzato sui minori. “L’importazione di merci prodotte con lavoro forzato minaccia l’affidabilità della catena di approvvigionamento degli Stati Uniti e introduce una concorrenza sleale nel mercato globale, che può influire negativamente sulla competitività e l’integrità delle imprese americane” ha sottolineato CBP, sottolineando che è compito degli importatori statunitensi confermare che le loro catene di approvvigionamento sono prive di lavoro forzato.


Si parla di persone che vengono sfruttate, a cui vengono tolti tutti i diritti e che sono costrette a condurre una vita di detenzione nei campi dello Xinjiang, dove negli ultimi quattro anni sono stati rinchiuse un milione di minoranze etniche turche.

I detenuti, che lavorano in quelle che vengono definite “fabbriche nere”, creano le extension che poi vengono vendute in tutto il mondo, ma anche moltissimi abiti di brand molto conosciuto. Tutto questo avviene sotto gli occhi del Ministero del Commercio cinese, che continua a negare che tutto questo sia vero.


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