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Iran, 9 anni al padre che decapitò la figlia: era delitto d’onore

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Riconosciuto il delitto d'onore al padre che decapitò la figlia per via di una relazione sentimentale: solo 9 anni di reclusione.

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Lo scorso maggio 2020, in Iran, nella provincia di Gilan, un padre aveva decapitato sua figlia di 14 anni, Romina Ashfari, perché non accettava la sua relazione con una persona più grande. Un disonore per l’uomo che, sfruttando il ruolo di guardiano della prole riconosciutogli nel suo paese, aveva inizialmente sporto denuncia e la ragazza aveva chiesto a gran voce alla polizia di non essere rimandata a casa in quanto sapeva che suo padre avrebbe tentato di ucciderla.

Pare che lo stesso abbia più volte chiesto alla moglie di indurre la figlia al suicidio per aver, nella sua visione, fortemente compromesso il nome della famiglia. Nessuno però ha ascoltato le preghiere della giovane che, solo poco dopo, è stata brutalmente uccisa dal padre. Dopo mesi è arrivata la condanna per l’uomo: solo 9 anni di reclusione come previsto dal Codice Penale Iraniano per i delitti d’onore.

Decapita la figlia: delitto d’onore

La vicenda di Romina Ashfari aveva fatto velocemente il giro il mondo per la sua profonda brutalità. In molti speravano che le cose andassero in maniera diversa e la spinta in tal senso era arrivata lo scorso 7 giugno quando il Consiglio dei Guardiani aveva finalmente approvato una legge che definiva reato “l’abbandono e/o l’abuso sia psicologico che fisico di un minore”. In molti avevano pensato di chiamarla legge Romina, proprio perché nata a seguito del tragico evento.

Anche il capo della Magistratura iraniana, Ibrahim Raisi, aveva dichiarato che il padre della ragazzina sarebbe stato punito con una dura condanna, ma qualcosa deve essere andato storto.

Dal Fatto Quotidiano si apprende che i casi di omicidio in Iran sono puniti con la pena di morte, ma, ai sensi dell’art. 220 del vecchio codice penale e dell’art. 301 dell’attuale codice penale islamico, “il padre che uccide il figlio/a e/o nipote non può essere punito con la pena di morte, qessas”.

In questo caso quindi la qesass si converte in diyeh (pena pecuniaria) e ta’zir (pena diversa dalla detenzione, es. frustate). Inoltre l’art. 612 del codice penale islamico prevede, però, che in ogni caso chi commette un omicidio per il quale non viene condannato, se il fatto commesso offende l’ordine, la sicurezza o la coscienza pubblica, viene condannato al carcere da 3 a 10 anni.

Nato a Latina nel 1991, è laureato in Economia e Marketing. Dopo un Master al Sole24Ore ha collaborato con TGcom24, IlGiornaleOff e Radio Rock.


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Riccardo Castrichini

Nato a Latina nel 1991, è laureato in Economia e Marketing. Dopo un Master al Sole24Ore ha collaborato con TGcom24, IlGiornaleOff e Radio Rock.

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