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L’opinione di Patrick Facciolo

Donald Trump e Joe Biden, il primo dibattito è uno scontro tra metodo e improvvisazione

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Parole, ma anche sguardi, gesti ed espressività: quanto è stata efficace la comunicazione di Trump e Biden durante il primo confronto TV?

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Metodo contro improvvisazione: possiamo riassumere così gli stili comunicativi di Joe Biden e Donald Trump durante il primo confronto televisivo, che si è concluso nella notte tra il 29 e il 30 settembre negli Stati Uniti.

Il metodo di Joe Biden

“Metodo” è la parola che possiamo individuare nella strategia comunicativa del candidato democratico, Joe Biden: il suo linguaggio non verbale (gesti, uso dello sguardo, espressività facciale) è più volte rivolto direttamente alla telecamera e al pubblico.

Nei pochi casi in cui si rivolge direttamente a Trump, lo fa prevalentemente per sorridere delle sue affermazioni (scelta efficace in comunicazione politica, poiché permette di ridimensionare il contenuto espresso dall’interlocutore attraverso un semplice indicatore para verbale /non verbale, senza l’uso di parole).

Anche il lessico che usa Joe Biden dimostra un buon orientamento al pubblico: “How many of you”, (“Quanti di voi”), “You folks at home”, (“Voi gente a casa”), “For you all at home” (“Per tutti voi a a casa”). Joe Biden durante tutto il confronto propone un tripudio di frasi brevi, con poche subordinate: “People want to be safe” (“Le persone vogliono sentirsi sicure”), “People out there need help” (“Le persone là fuori hanno bisogno d’aiuto”).

E ancora: “You’re the worst President America has ever had” (“Sei il peggior Presidente che l’America abbia mai avuto”).

Donald Trump punta sull’improvvisazione

Donald Trump, sia per quanto riguarda la comunicazione non verbale, sia per quanto riguarda il linguaggio verbale, sceglie una via diversa: il suo sguardo è sempre distribuito tra l’intervistatore e l’avversario, e solo al minuto 71, per qualche secondo, incrocia il suo sguardo con quello della telecamera.

Nessun riferimento al pubblico, tranne per un passaggio: “You’ll have the vaccine sooner than that” (“Avrete il vaccino prima” – rispetto alla data indicata da Joe Biden, nda.).

Donald Trump interviene, interrompe Biden, che soffre molto le interruzioni, ed esita più volte con la voce, spesso non riuscendo a terminare frasi e parole, a causa delle continue interruzioni di Trump.

L’importanza dello sguardo

Joe Biden volge frequentemente lo sguardo verso il basso, prende appunti.

Le inquadrature, in questo senso, non perdonano. Sebbene molte televisioni utilizzino inquadrature ampie che indugiano di più su chi sta parlando, altre tv usano i due primi piani affiancati dei contendenti. L’abitudine di Biden di guardare spesso, troppo spesso, verso il basso, non lo premia.

Il volto è la base della relazione con il pubblico, e guardare troppo verso il basso diventa un comportamento non verbale incoerente con l’orientamento al pubblico che proprio Joe Biden ricerca attraverso le parole, durante molti altri passaggi.

Il voto finale

Il sintesi, il mio voto finale per la performance comunicativa di Donald Trump è 5, per quella di Joe Biden, 6. A Donald Trump manca completamente l’orientamento al pubblico. Il pubblico è costantemente in terza persona nei suoi discorsi, e questo è un limite importante nella comunicazione politica contemporanea. Per quanto un personaggio politico possa ritenere di avere il polso della situazione, di essere padrone del contesto in cui si trova, è agli elettori che si rivolge, ed è del consenso degli elettori che ha bisogno. Se non richiama il coinvolgimento attraverso le sue parole, il rischio di fare da solo (e però anche di restare, da solo, nella rappresentazione che dà della realtà) è alto.

Quanti siamo quando comunichiamo? Se nel mio linguaggio il pubblico è in terza persona, l’immagine mentale che ne deriva è di me, da solo, che parlo a un pubblico terzo. Se uso il “noi”, o meglio ancora il “voi”, sto descrivendo una relazione in cui siamo in tanti. E l’immagine mentale che ne deriva evoca una moltitudine di persone. Esattamente il proposito che dovrebbe proporsi qualsiasi forma di comunicazione politica inclusiva (ed efficace).

Se da un lato su questo punto Joe Biden è più performante, manca a sua volta della capacità di improvvisare che invece ha il suo avversario. Donald Trump, su questo è un maestro. E le tendenze della comunicazione politica contemporanea, negli ultimi anni, ci hanno insegnato quanto è importante nei meccanismi della persuasione, e nella creazione della dinamica del consenso.

Dottore in tecniche psicologiche e giornalista, si occupa di divulgazione, formazione e coaching sui temi del Public Speaking e della comunicazione efficace. Ideatore di Parlarealmicrofono.it, del Festival del Linguaggio e del podcast “Public Speaking Professionale”. In questi anni ha pubblicato sei libri, i più importanti dei quali sono "Crea immagini con le parole" (2013) e "Parlare in pubblico con la mindfulness" (2019), disponibili su Amazon.


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Patrick Facciolo

Dottore in tecniche psicologiche e giornalista, si occupa di divulgazione, formazione e coaching sui temi del Public Speaking e della comunicazione efficace. Ideatore di Parlarealmicrofono.it, del Festival del Linguaggio e del podcast “Public Speaking Professionale”. In questi anni ha pubblicato sei libri, i più importanti dei quali sono "Crea immagini con le parole" (2013) e "Parlare in pubblico con la mindfulness" (2019), disponibili su Amazon.

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