×

Covid, rapporto Oms: “Otto mesi di sacrifici. Cittadini sono stanchi”

Condividi su Facebook

Alla luce del costante incremento dei casi di coronavirus, nell'ultimo rapporto l'Oms dichiara: "Cittadini europei sono apatici e demotivati".

coronavirus rapporto Oms

Oltre a mettere in guardia sul brusco incremento di casi di coronavirus che la riapertura delle scuole potrebbe generare, nell’ultimo rapporto l’Oms delinea un andamento poco rassicurante. Stando a quanto reso noto dall’Organizzazione mondiale della sanità, infatti, nel corso degli ultimi 8 mesi i cittadini europei sono diventati “apatici e demotivati”.

Coronavirus, il rapporto dell’Oms

Sull’attuale situazione di emergenza sanitaria, l’Oms dichiara: “In diversi Paesi il numero sta aumentando, soprattutto in Europa, con la seconda ondata che ha superato i picchi della prima.

Tuttavia, si precisa che l’individuazione di molti più contagiati potrebbe essere giustificata da una migliore capacità di “sorveglianza e tracciamento dei casi”. Però si conferma che il virus esiste ancora e “sta continuando a viaggiare”. Sugli ultimi numeri registrati, l’Oms dichiara: “I nuovi positivi sono rimasti stabili nelle ultime tre settimane, aggirandosi intorno ai due milioni. In totale, nel mondo, sono oltre 34,8 milioni. La maggior parte si trova nelle regioni delle Americhe (55%), seguita dall’Europa (23%).

Nella scorsa rilevazione, il 91% dei casi si distribuiva fra America, del Nord e del Sud, Sud-est asiatico ed Europa”. Migliora la situazione in Perù, Colombia e Brasile.

I numeri restano alti, ma il contagio sembra stabilizzarsi anche in India e nelle Filippine, mentreMyanmar, Iraq, Sudafrica e Australia rappresentano esempi di successo nella capacità di ridurre le infezioni”.

“Il 60% delle infezioni si concentra in cinque Paesi: India, Usa, Argentina e Francia. Israele, invece, ha registrato la più alta incidenza: 3.717 positivi ogni milione di abitanti”, ha aggiunto l’Oms.

Cambia non solo la geografia dei contagi, ma anche le fasce d’età più colpite. Il 50% dei casi, infatti, è incluso nella fascia tra i 25 e i 64 anni. Invece, “il 75% dei decessi ha 65 anni o più”.

Oltre ai numeri, preoccupa la tensione e la stanchezza diffusa tra i cittadini. A tal proposito, Hans Kluge ha dichiarato: “Analizzando i dati aggregati dei sondaggi e le interviste, ci rendiamo conto che la stanchezza fra la popolazione è in aumento. E ancora: “Sebbene la fatica sia misurata in modi diversi e i livelli varino a seconda dei Paesi considerati, si stima che in certi casi abbia raggiunto oltre il 60% dei cittadini”. Poi ha ricordato: “Da quando il virus ha raggiunto l’Europa, otto mesi fa, i cittadini hanno fatto enormi sacrifici. Un costo straordinario, che ha esaurito tutti noi, indipendentemente da dove viviamo o da cosa facciamo. In tali circostanze è facile sentirsi apatici e demotivati, provare stanchezza”.

Inoltre, per cercare di contenere l’emergenza sanitaria, l’Oms ha elaborato un quadro per “supportare i Paesi nell’affrontare stanchezza e rinvigorire la risposta pubblica. Verrà istituito un forum permanente per guidare l’azione e le risposte locali.

Nata a Varese, classe 1996, è laureata in Comunicazione. Collabora con Notizie.it.


Contatti:
0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments

Contatti:
Asia Angaroni

Nata a Varese, classe 1996, è laureata in Comunicazione. Collabora con Notizie.it.

Leggi anche

Entire Digital Publishing - Learn to read again.