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L’opinione di Patrick Facciolo

Ultimo dibattito Trump-Biden: analisi della comunicazione verbale e non verbale

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Terzo e ultimo dibattito tra i candidati alle presidenziali Usa: chi, tra Donald Trump e Joe Biden, ha saputo comunicare in modo più efficace?

analisi del dibattito tra trump e biden

Due cravatte, una rossa per Donald Trump e una blu per Joe Biden, a rispecchiare i colori tipici con cui vengono rappresentati sulla cartina degli Stati Uniti gli stati repubblicani e quelli democratici. Comincia così l’ultimo confronto per le elezioni presidenziali americane.

Joe Biden si presenta da subito indossando la mascherina, e la mostra dopo pochi secondi dall’inizio del confronto direttamente alla telecamera, indicandola come un mezzo per contrastare il Coronavirus.

Trump-Biden, analisi dell’ultimo dibattito

Questa volta il microfono, per chi non parla, è spento, e il dibattito è molto più ordinato e composto rispetto a quello di poche settimane fa. L’ordine nella conversazione ha giovato a entrambi i contendenti: ricordiamoci che se il dibattito è ordinato, anche i contenuti risultano più ordinati.

Le nostre parole, quando parliamo in pubblico, si muovono insieme a noi: se la conversazione è compromessa da continue interruzioni, anche il discorso ne risente.

Ancora una volta Joe Biden sceglie di parlare direttamente agli elettori, guardando dritto in camera: “And so folks, I will take care of this” (“E così gente, mi prenderò cura di questo”), “All you teachers out there” (“Tutti voi insegnanti là fuori”).

La forza della ripetizione

Sia Donald Trump che Joe Biden si sono fatti trovare preparati per questo confronto: entrambi hanno proposto un repertorio di frasi brevi e chiare, che hanno ripetuto più volte.

Per Joe Biden: “They will pay a price” (“Pagheranno un prezzo”), ripetuto tre volte, e riferito agli stati che interferiscono nelle elezioni americane, e ancora la formula: “Come on”, “Come on, folks”, (“Ma dai”, “Ma dai, gente”) ripetuto più volte.

Si tratta di un classico della comunicazione dei democratici, già molto utilizzato da Barack Obama quattro anni fa contro Donald Trump, mentre sosteneva la candidatura di Hillary Clinton.

Anche Donald Trump ha utilizzato più volte frasi brevi e ripetute: “I ran because of you”, “I ran because of you” (“Mi sono candidato a causa vostra”), e ancora: “It’s all talk, no action with these politicians” (“Sono tutte chiacchiere, niente fatti con questi politici”), poi ribadito nella formula: “You’re all talk and no action” (“Siete tutto chiacchiere e niente fatti”).

Il linguaggio non verbale

Trump fa un buon uso del linguaggio non verbale. Le sue braccia sono libere di gesticolare, e lo fanno molto durante tutto il confronto. L’ampiezza dei gesti di Joe Biden è spesso più contenuta: si appoggia molto al podio, e questa, per quanto sia una posizione che può apparire solida e solenne, vincola talvolta la libertà di movimento delle sue braccia.

L’attacco e la smentita

A un certo punto del confronto Donald Trump attacca frontalmente Joe Biden, accusandolo di aver ricevuto denaro proveniente dalla Russia. Biden replica con queste parole: “I’ve not taken a single penny from any country whatsoever, ever” (“Non ho ricevuto un singolo centesimo da nessun paese, mai”).

Perché è importante questa risposta? Perché la smentita, in comunicazione politica, è uno strumento linguistico piuttosto rischioso: negandola, si rischia di evocare nuovamente la stessa immagine mentale che si vorrebbe evitare. Trovo che in questo caso la negazione sia stata usata efficacemente: nel momento in cui Biden usa la negazione, la associa all’immagine mentale di un solo centesimo. Se anche quel “non” sfuggisse alla nostra attenzione, l’immagine mentale residuale sarebbe comunque quella di un penny, di un centesimo, cioè di un importo bassissimo.

Se da una parte Biden gestisce bene questo momento, lo stesso non si può dire del suo gesto (quasi in chiusura del confronto) di guardare l’orologio. È bene dire da subito che non possiamo essere certi di che cosa significhi, tuttavia abbiamo una certezza: che può essere interpretato in tanti, troppi modi diversi da chi guarda. E questo, in comunicazione politica, è un rischio. Può essere interpretato come il desiderio che sia tutto finito, il desiderio di essere altrove, la paura di non riuscire a dire tutto quello che serve, o mille altre possibili letture che il pubblico può dargli. Non ce n’è una giusta o una sbagliata, una verificata o un’altra meno. Il punto è che guardare l’orologio implica comunque il fatto di “uscire” dal lavoro che si sta facendo. Si corre cioè il rischio, attraverso questo comportamento non verbale, di andare off topic (fuori tema) rispetto agli argomenti di cui si sta parlando.

Conclusioni

Per concludere, il mio voto finale per questo confronto è 7 per la comunicazione di Donald Trump e 7,5 per quella di Joe Biden.

Joe Biden, senza subire le interruzioni di Trump, è riuscito a esprimere compiutamente i suoi pensieri, a utilizzare efficacemente sia le parole che il linguaggio paraverbale (la voce), assumendo in più passaggi un tono preciso e severo che utilizza più volte nei suoi comizi pubblici. Resta in grado di rivolgersi spesso alla telecamera e di parlare in seconda persona plurale alle persone (“You folks”, “All you teacher at home”), cercando un coinvolgimento diretto dell’elettorato che è un aspetto fondamentale nella comunicazione politica.

Donald Trump sceglie di comunicare in modo diverso: ancora una volta non parla dritto in camera, non si rivolge direttamente agli elettori a casa, ma solo alla moderatrice e a Joe Biden. Si propone in modo alternativo rispetto al politico di professione, e rafforza questo atteggiamento con le sue parole: “I’m not a typical politician. That’s why I got elected!” (“Non sono un politico ordinario. Per questo sono stato eletto!”).

Anche sull’appello finale, i due approcci sono opposti: nonostante la domanda esplicita della moderatrice di rivolgersi agli americani (“Immagini che questo sia il suo giorno di insediamento. Cosa dirà nel suo discorso all’America?”), Donald Trump risponde direttamente all’interlocutrice. Joe Biden, al contrario, guarda dritto in camera e assesta il suo colpo finale: “I will say I’m an American President. I represent all of you” (“Dirò che sono un Presidente americano, vi rappresento tutti”), “Whether you voted for me or against me” (“Sia che abbiate votato per me o contro di me”). Per poi concludere con queste parole: “Abbiamo enormi opportunità per migliorare le cose”.

Una chiamata all’azione solenne, in pieno stile democratico, per un dibattito finale complessivamente più sobrio e ordinato di quanto potessimo aspettarci.

Dottore in tecniche psicologiche e giornalista, si occupa di divulgazione, formazione e coaching sui temi del Public Speaking e della comunicazione efficace. Ideatore di Parlarealmicrofono.it, del Festival del Linguaggio e del podcast “Public Speaking Professionale”. In questi anni ha pubblicato sei libri, i più importanti dei quali sono "Crea immagini con le parole" (2013) e "Parlare in pubblico con la mindfulness" (2019), disponibili su Amazon.


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Patrick Facciolo

Dottore in tecniche psicologiche e giornalista, si occupa di divulgazione, formazione e coaching sui temi del Public Speaking e della comunicazione efficace. Ideatore di Parlarealmicrofono.it, del Festival del Linguaggio e del podcast “Public Speaking Professionale”. In questi anni ha pubblicato sei libri, i più importanti dei quali sono "Crea immagini con le parole" (2013) e "Parlare in pubblico con la mindfulness" (2019), disponibili su Amazon.

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