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Recovery fund, nuovo veto da parte di Ungheria e Polonia

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I due Stati sono ancora contrari alla clausola sul rispetto dello Stato di diritto. Si rischia un congelamento dei fondi del Recovery fund.

Recovery fund, Ungheria e Polonia

Polonia e Ungheria hanno nuovamente confermato il loro veto contro la nuova clausola d’accesso ai fondi europei. La loro decisione continua a fermare le trattative per lo stanziamento e la distribuzione degli aiuti economici.

Polonia e Ungheria contro il Recovery fund

L’Unione Europea ha messo a disposizione degli Stati membri circa 750 miliardi di euro per far fronte la crisi causata dall’emergenza Covid. È stata, tuttavia, imposta come condizione per l’accesso a queste risorse il rispetto dello Stato di diritto.

I Paesi devono, quindi, seguire tutte una serie di principi base. Tra di essi vi sono, ad esempio, la separazione tra potere giuridico ed esecutivo e la libertà di espressione. Questa clausola ha subito ottenuto il parere negativo di Polonia e Ungheria.

Oggi, Viktor Orban e Mateusz Morawiecki, i leader rispettivamente di Ungheria e Polonia, hanno confermato la loro posizione contraria. Hanno, tuttavia, anche avanzato una nuova proposta, quella di “facilitare la veloce adozione del pacchetto finanziario“.

Secondo loro, questo potrebbe esser fatto “stabilendo un processo a due binari“. Ciò significherebbe, innanzitutto, restringere “il campo di applicazione di qualsiasi condizionalità aggiuntiva di bilancio alla protezione degli interessi finanziari dell’Ue, secondo le conclusioni di luglio“.

Secondo, si dovrebbe discutere al Consiglio europeo se “stabilire un collegamento tra stato di diritto e interessi finanziari dell’Ue“.

Orban, si è espresso ulteriormente su questa vicenda in un’intervista al settimanale tedesco Die Zeit. Qui si è detto convinto della necessità di separare la questione dei fondi EU e quella dello Stato di diritto.

 “I paesi finiti in emergenza finanziaria vogliono i soldi velocemente, diamo loro i soldi. Altri paesi vogliono nuove regole sullo stato di diritto. Bene, discutiamone. La prima cosa va fatta subito. La secondo è un po’ meno urgente“. Inoltre, ha aggiunto: “Una nuova regolamentazione dello stato di diritto può durare mesi“.

Anche Morawiecki ha rilasciato altre dichiarazioni, utilizzando toni abbastanza duri nei confronti dell’Unione europea.

Ha affermato: “Non vogliamo che l’Ue si allontani dal suo corso“. Ha, poi, continuato dicendo che la diversità dei 27 ordinamenti giuridici degli Stati membri dell’EU “deve essere rispettata e apprezzata“.

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