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Il report: “La Svezia non ha protetto gli anziani dal Coronavirus”

Secondo il report della commissione d'inchiesta, la Svezia non avrebbe protetto gli anziani dal Coronavirus, in special modo i residenti delle RSA

una commissione d'inchiesta contro la politica adottata dal governo svedese contro il coronavirus

La Svezia non avrebbe protetto gli anziani, in particolare coloro che sono residenti nelle RSA, dall’epidemia di Coronavirus. Sotto accusa, in particolare, la gestione della seconda ondata pandemica.

La Svezia non ha protetto gli anziani dal Coronavirus

La Svezia, tra i paesi scandinavi, è l’unica ad aver fatto segnare numeri importanti per quanto riguarda il Coronavirus, sia in termini di contagi, che di morti.

Da inizio pandemia il numero dei contagi registrati è pari a 320.098, mentre i decessi fino adesso registrati sono 8.088, con un numero record nel mese di Novembre. Per avere queste cifre bisogna ritornare al Novembre del 1918, anno dell’influenza spagnola, quando in quel mese di Novembre, morirono 16.600 persone.

Alla luce di tali numeri, ecco che si spiega l’istituzione, già nel periodo estivo, a giugno per la precisione, della Commissione che ha avuto il compito di far luce sulla gestione sanitaria in rapporto all’epidemia da Coronavirus.

A guidare la commissione d’inchiesta, il giudice Mats Melin. Gli altri sette membri sono scienziati politici, esperti di management e di sanità. Il dossier definitivo è previsto per febbraio 2022.

Intanto già dal report preliminare, è possibile farsi un’idea di quale sia stata la falla nella gestione svedese, e si nota che ad essere il punto debole della catena è la frammentazione del sistema sanitario e di assistenza agli anziani, diviso fra 21 regioni, 290 municipalità e diversi enti privati.

Dal rapporto preliminare si legge: -“La responsabilità di queste carenze è del governo in carica e di quelli che l’anno preceduto. Il 90% dei morti da covid era ultra settantenne, la metà dei quali ospite di case di riposo”.

Accuse alla gestione del sistema sanitario sono piovute anche dal primo ministro svedese Lofven, che ha accusato i funzionari della sanità svedese di avere sottovalutato la seconda ondata: -“Penso che la maggior parte di loro non sia riuscita a prevedere un’ondata simile. Hanno parlato di diversi cluster.

La situazione attuale

Attualmente la situazione permane grave, tanto che si è cercato di aumentare i posti delle terapie intensive, dopo che la scorsa settimana la capacità delle stesse, era scesa sotto la soglia del 17%. Dal momento però che i ricoveri di pazienti gravi aumentano di giorno in giorno, il governo ha pensato di chiedere aiuto ai paesi vicini, facendo ricorso al Nordic Public Health Preparedness agreement, un accordo di mutuo soccorso tra le nazioni scandinave.
Come dichiarato al The Telegraph dal dottor Göran Karlström, responsabile del coordinamento della capacità di terapia intensiva tra le regioni della Svezia: –“Un paio di giorni fa sono stati avviati i primi contatti con gli altri Paesi nordici in modo che siano consapevoli che questo è ancora un accordo valido in caso di necessità. Il numero dei ricoveri non sta andando in una direzione positiva, in realtà si sta intensificando e se raggiungiamo una situazione in cui non possiamo farcela da soli, chiederemo sicuramente assistenza ai nostri paesi fratelli e sorelle“.


Al momento il Paese ha 673 posti di terapia intensiva, di cui l’82% è occupato, percentuale che sale a oltre il 90% nelle quattro regioni più colpite, e che questa settimana è arrivata al 99% a Stoccolma.

E proprio a causa di questa situazione di panico, ecco che si sta verificando un’ondata di dimissioni del personale sanitario a causa dello stress da Covid, con carenza di infermieri specializzati, anche nelle unità di terapia intensiva. Come dichiarato dal direttore della salute di Stoccolma Björn Eriksson in una conferenza stampa: -“Siamo in una situazione estremamente grave in questo momento e abbiamo bisogno di aiuto“.


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