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Chernobyl, raccolti ancora contaminati dopo decenni dal disastro

I ricercatori prelevarono campioni dal 2011 al 2019 evidenziando limiti superiori alle media in oltre il 50% dei casi.

Disastro nucleare di Chernobyl, i risultati sui campioni prelevati dai raccolti

Le notizie che arrivano da Chernobyl, in merito alla contaminazione, non sono purtroppo confortanti. L’Università di Exeter, precisamente il Greenpeace Research Laboratories, hanno pubblicato un articolo sulla rivista scientifica Environment International per parlare dei risultati di alcune verifiche di carattere scientifico.

I dati raccolti a Chernobyl

Gli studiosi hanno analizzato avena, grano, orzo e segale nelle vicinanze del luogo dove si consumò la tragedia. Superati i limiti per isotopi radioattivi come stronzio 90 e cesio 137 al termine del processo di combustione della legna (in pratica la cenere che viene utilizzata come fertilizzante).

Sulla questione si è soffermata anche l’Università di Exeter. “Ci siamo concentrati sullo stronzio 90 perché è noto per essere attualmente presente nel suolo in forma biodisponibile – spiega Iryna Labunska dei Greenpeace Research Laboratories – e questo significa che può essere assorbito dalle piante. Il monitoraggio del governo ucraino sulle merci contenenti stronzio si è concluso nel 2013. Il nostro lavoro dimostra che andrebbero portate avanti le indagini”.

I risultati

Dal 2011 al 2019 i ricercatori prelevarono 116 campioni dai cereali raccolti nella zona di Ivankiy, distante circa 50 chilometri dalla centrale nucleare.

La maggior parte dei campioni prelevati, oltre la metà, mostrano livelli di sostanze radioattive superiori alla media.

Sulla strage di Chernobyl, HBO mandò in onda anche una serie televisiva nel 2019. Le immagini narrano quel tragico incidente datato 1986 che sconvolse un’intera zona e anche il mondo intero. Terribili furono infatti le conseguenze causate all’ambiente circostante e alle persone.

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