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Alexey Navalny starà ancora in carcere: il tribunale respinge il ricorso

Le forze dell'FSB che avrebbero seguito e forse tentato di uccidere Alexey Navalny potrebbero aver contribuito all'omicidio di altri tre dissidenti.

Navalny dimesso

Sempre più intricata sta diventando la vicenda di Alexey Navalny, il leader politico d’opposizione russo vittima probabilmente di un tentativo di omicidio. Nuove ipotesi sarebbero emerse per quanto riguarda gli agenti del Servizio di sicurezza federale (FSB) che lo avrebbero pedinato e verosimilmente anche avvelenato.

Muovi sviluppi nella storia di Alexey Navalny

Una nuova inchiesta mostrerebbe che gli stessi agenti avrebbero preso pure parte ad altri tre omicidi e il numero potrebbe essere addirittura maggiore. A collaborare a questa indagine giornalistica sono stati, in un’azione congiunta, il Bellingcat, un sito specializzato in giornalismo investigativo, il statunitense The Insider e la rivista tedesca Der Spiegel.

L’inchiesta prende in considerazione i dati riguardanti i viaggi degli agenti dell’Fsb.

Li collega, quindi, proprio all’uccisione di tre oppositori Russi. Si tratterebbe del giornalista e attivista Timur Kuashev, del politico Nikita Isayev e Ruslan Magomedraghimov, attivista del movimento civico Unità. Tutti e tre hanno perso la vita in situazioni molto sospette.

Il corpo Kuashev è stato rinvenuto in un bosco non distante da casa sua a in Kabardino-Balkaria, nel Caucaso del Nord, il 1 agosto 2014. Non si avevano più notizie di lui già dal luglio 2014.

Aveva solo 26 anni. Si era messo in una scomoda posizione anche per l’aver esposto il trattamento intimidatorio a cui era stato sottoposto dalle forze dell’ordine. Si sta ancora indagando sulle dinamiche della sua morte.

Isayev, invece, è deceduto durante un viaggio nel treno che da Tambov va a Mosca. Il fatto è avvenuto il 16 novembre 2019. Il politico, ex presidente del movimento Nuova Russia, poco prima di morire era diventato il consigliere dello sviluppo regionale grazie alla nomina di Serghei Mironov, il leader di Russia Giusta.

Secondo l’indagine, sarebbe stato pedinato e controllato dagli agenti dell’FSB già dal dicembre precedente.

Magomedraghimov, infine, è morto a Makhachkala, in Daghestan. I suoi parenti, tuttavia, hanno dichiarato che sono stati trovati due piccoli fori nel collo. Fori che si potrebbero ricondurre ad una puntura.

La conferma della sentenza

Navalny si è sentito male lo scorso 20 agosto mentre si trovava in un aereo diretto a Mosca. Parte del ricovero lo ha passato in Germania, in un ospedale berlinese. Il 17 gennaio 2021 è poi ritornato nuovamente in Russia. Qui è stato immediatamente arrestato. L’accusa è stata quella di non essersi presentato dal giudice di sorveglianza a Mosca. Tale misura era stata disposta in una sentenza del 2014.

Al suo arrivo in Russia (la cui capitale riapre nonostante gli altissimi contagi Covid), gli è stata poi tolta anche la condizionale che aveva ottenuto nel 2014. Gli sono stati dati, quindi, 30 giorni di reclusione. Questa decisione ha fatto subito scattare un ricorso da parte sua. Ricorso che, però, è stato annullato dal tribunale della regione di Mosca. Ora può essere condannato a 3 anni e mezzo di carcere.

Questa è una palese illegalità per intimidire me e altre persone“. Questa è la sua dichiarazione in riferimento a tutta la vicenda giudiziaria che lo coinvolge. Ha detto ciò proprio durante l’udienza per combattere il suo ultimo fermo.

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