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Senegal: allarme aviaria, deceduti oltre 740 pellicani

Allarme per l'influenza aviaria in Senegal: più di 740 pellicani sono morti. Sconosciute le cause del contagio.

in senegal circa 750 pellicani sono morti a causa del virus H5N1

Allarme in Senegal per un focolaio di influenza aviaria H5N1: sarebbero oltre 740 i giovani esemplari di pellicano ad essere morti per via dell’influenza.

Senegal: allarme aviaria, deceduti oltre 740 pellicani

In Senegal è allarme per un caso di influenza aviaria che ha portato alla morte più di 740 pellicani, nel Santuario nazionale degli uccelli di Djoudj.

 Il Santuario, che si trova sulla riva sud-orientale del fiume Senegal, al confine con la Mauritania e fa parte dei siti patrimonio dell’umanità dell’Unesco, è, propio come dice il nome, un luogo importante per le specie volatili, visto che qui transitano circa 350 specie di uccelli. Il problema però, è che tra tutte, solo i pellicani sono stati ritrovati morti. Questo, oltre al numero considerevole di uccelli deceduti, ha spinto le autorità locali, a porsi degli interrogativi sulle cause del decesso, che hanno trovato risposta negli esiti delle autopsie effettuate sulle carcasse.

Il responsabile di tale moria, è il virus H5N1. 

Bisogna notare, che nel paese, già ai primi di Gennaio 2021, un focolaio di aviaria era stato individuato in un allevamento di pollame nella regione di Thies, a circa 200 km a sud del parco di Djoudj. Al momento non ci sono evidenze che possano suffragare un’eventuale connessione tra i due casi, per questo bisognerà attendere lo sviluppo delle indagini.

Le carcasse dei pellicani sono state cremate.

Il virus H5N1

Il virus è noto, è colui che nel lontano 2003 terrorizzò l’Asia e il mondo intero, con la pandemia dell’influenza aviaria, portando sino ad oggi, alla morte di circa 150 milioni di volatili. Mentre il salto della specie si ebbe nel 1997, quando vennero contagiate 18 persone a Hong Kong, uccidendone 6.

Dal 2007 ad oggi, sono circa 300 le persone contagiate su scala globale, di cui 200 i morti. Per l’Oms, nonostante il virus presenti una bassa incidenza tra i soggetti umani, esso ha un’elevata mortalità, pari al 50%, pertanto se riuscisse ad acquisire la capacità di replicarsi in modo efficace nell’uomo, potrebbe essere il candidato più probabile, per il diffondersi di una nuova epidemia a livello mondiale. 


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