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Europa League: è una Juve pazza

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Ci mancava solo di diventare zemaniani. Non ne va bene una ai tifosi juventini, da quattro anni a questa parte. Prima le anonime stagioni di transizione con Ranieri, poi la grande illusione di Ferrara ed ora la difficile ricostruzione affidata a Delneri, uno cui va dato tanto tempo, forse troppo per l’impaziente popolo juventino. Due 3-3 in quattro giorni non si vedevano da tempo in casa Juve: dopo la Sampdoria, anche il Lech Poznan fa festa all'”Olimpico” rinviando ancora l’appuntamento con la prima vittoria stagionale ufficiale della Vecchia Signora.

Ma se i gol segnati dalla Juve vengono da calci piazzati e da una magia di Del Piero, molto più inquietanti sono i palloni finiti alle spalle di Manninger, frutto di azioni di contropiede davvero inusuali per una squadra di livello.

Certo la sfortuna c’ha messo del suo, ma difficilmente anche in caso di vittoria per 3-2 si sarebbe cantato vittoria. Il problema è che nella testa di Delneri c’è il modello difesa fai da te, ovvero l’idea che i quattro davanti al portiere debbano farcela da soli, senza il costante supporto delle ali o delle mezzali: ma con terzini come Motta o Grygera e De Ceglie, tutti lacunosi in fase difensiva, il progetto è destinato a naufragare.

Le note positive? Poche: la vena del capitano e la generosità di Krasic, comunque sempre troppo impreciso al cross e sempre a cercare l’uno contro uno. Il pari contro i polacchi complica da subito la corsa europea in una manifestazione comunque di basso livello e sostanzialmente più dannosa, in ottica campionato, che utile: e l’Udinese, che sa cosa vuol dire giocare al giovedì, domenica è pronta ad approfittarne.

Assisteremo ad un’altra gara da over?


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