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EUTANASIA PER LUCIO MAGRI, FONDATORE DE «IL MANIFESTO»

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Luciano Magri, 79 anni, fondatore de “Il Manifesto” è stato costretto a “emigrare” per far valere il suo diritto a una morte dignitosa. Un diritto che nel suo paese, l’Italia, non gli è concesso. In pochi sapevano della sua volontà, solo qualche amico fidato.

La notizia della sua morte è giunta nel cuore della notte. Era già tutto disposto per il rientro della salma a Recanati, sua città natale e dove forse avrebbe desiderato morire. Venerdì la partenza per la Svizzera. Al suo fianco, ad accompagnarlo nel suo ultimo viaggio, l’amico medico che non ha voluto lasciarlo solo fino all’ultimo istante. Un viaggio straziante ma consapevole. Consapevole verso cosa andava incontro. Certo che non ci fosse altra soluzione, altra via d’uscita.

Probabilmente le polemiche si sprecheranno nella nostra “Italietta”. Un paese dove la vita la si difende più a parole che con i fatti. No, la scelta di Luciano Magri non ha nulla di sacrilego con buona pace di chi vorrà sfruttare questa morte per il suo tornaconto personale, per cercare un po’ di esposizione mediatica. Sarebbe ora che nel nostro paese si avviasse una discussione seria sull’eutanasia, perché questa, seppur in clandestinità esiste anche da noi.

Non sono i divieti, le leggi, che impediscono a una persona di scegliere di morire. Le leggi, però, possono fare in modo che queste persone muoiano assistite e in un modo certamente più umano.

LA VITA DI LUCIO MAGRI

Fu segretario del Partito di Unità Proletaria per il comunismo fondato nel 1974. Confluì successivamente con tutto il partito nel PCI nel 1984. Al momento della trasformazione del PCI in PDS nel 1991, decise di aderire al Partito della Rifondazione Comunista, fondando una corrente interna la cui struttura ricordava il gruppo dirigente del vecchio PdUP per il comunismo.

Il 14 giugno 1995 la sua corrente lasciò il partito e fondò il Movimento dei Comunisti Unitari, nato per sostenere il governo Dini.

Successivamente il Movimento sarà tra le forze fondatrici dei Democratici di Sinistra, svolta alla quale Magri non aderì, preferendo tornare a scrivere per Il Manifesto.

Nel 2009 ha pubblicato Il sarto di Ulm. Una possibile storia del PCI (il Saggiatore, Milano), un tentativo di ripercorrere la storia del Partito comunista in Italia e nel mondo nella seconda metà del Novecento, mettendo in evidenza i tanti punti di biforcazione che, se attraversati diversamente avrebbero potuto far approdare a un esito ben diverso dall’attuale movimento comunista italiano.

Nel novembre 2011, depresso per la scomparsa della moglie [1], si reca in Svizzera, sordo ai tentativi degli amici di dissuaderlo, per cercare un suicidio assistito che lo ha portato a morire all’età di 79 anni.

(Fonte Wikipadia)

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